Aug4

Dei rischi del Cloud Computing

chrys via Flickr

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Trovo (colpevolmente) tempo solo oggi di leggere questo articolo di Luca Annunziata che su Punto Informatico riprende le posizioni di Richard Stallman riguardo al Cloud Computing.
Vale forse la pena, prima di inoltrarci nella discussione, di spiegare brevemente ed in termini facilmente comprensibili il concetto: si parla di Cloud Computing riferendosi al diffondersi delle “Web Application”, della disponibilità di dati in remoto ed accessibili da device diverse; l’esempio più lampante è sicuramente costituito dal sistema delle Google Apps: posta elettronica, rubrica, calendario, feed reader, suite per l’ufficio e storage documentale accessibili da qualsiasi pc, telefonino, smartphone dotato di connessione ad internet, con analogo accentramento di tutte le funzionalità e configurazioni delle varie applicazioni (filtri antispam, regole di catalogazione di posta ed eventi, dettagli dei contatti, indirizzi degli appuntamenti…)

I rischi che Stallman sottolinea nell’intervento ripreso dall’articolo di Luca sono indubbiamente rischi concreti (e non tengono conto del non indifferente fattore privacy!): nell’ottica del software libero, spostare dati e computazione lato server significa perdere il controllo su codice sorgente e dati, segnando una importante vittoria per il software proprietario. Purtroppo quello che ci troviamo ad affrontare, è un problema ben più complesso di quello del semplice controllo del software che gira sul nostro computer: in un’ottica non più di “uno a uno” (io ed il mio portatile) ma di “uno a molti” (un “application provider” ed i suoi innumerevoli utenti), anche l’uso di tecnologie “libere” lato server è difficilmente verificabile e controllabile. Su questo fronte, la differenza tra software libero e software proprietario decade (a favore del software proprietario) in quanto l’utente non ha più la possibilità di verifica.

In un mondo dell’informatica che passa sempre più dall’elaborazione locale all’elaborazione online, è questo un problema che va analizzato, compreso ed affrontato, non negato o “ignorato” come Stallman propone di fare. Il guru del software libero infatti suggerisce: “fate il vostro lavoro con il vostro computer usando software libero”.
Bello, figo, ma se non ho il computer con me? Se volessi davvero non dover accendere il portatile, magari in auto, per recuperare l’indirizzo di un contatto con il quale ho appuntamento per poterlo impostare nel navigatore satellitare? Rinunciare ai progressi della tecnologia non credo sia la risposta giusta al problema.

Quando Stallman si trovò di fronte al dominio dei sistemi operativi proprietari, suggerì forse di ricorrere all’uso di carta e penna? No.
Ho l’impressione che con gli anni Stallman si stia arrugginendo ed arroccando su posizioni non difendibili, e questo fa molto, molto male al movimento dell’opensource…

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Apr28

Guardiamoci in faccia e contiamoci

MIKELECSS via Flickr

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E’ ormai un po’ di tempo che mi dedico all’attivismo legato al Software Libero. Ne ho fatte un po’ di cotte e di crude ma sono “sul fronte” ormai da 6-7 anni e ho visto il panorama cambiare con il tempo. Qualche giorno fa, scambiando due chiacchiere con un amico, mi sono trovato a confrontare come questa evoluzione abbia influito sul movimento stesso, sulla sua composizione, sulle sue potenzialità ed ho sentito il bisogno di buttare giù quattro parole, nella speranza che possano magari servire come spunto, come punto di partenza per una discussione più articolata che porti, perché no, perlomeno ad una presa di coscienza da parte degli attivisti (considerando che a breve si terrà la ConfSL a Bologna…)
Inutile (ma doveroso) precisare che si tratta solo e solamente di pensieri a ruota libera, frutto della mia mente malata e non imputabili a nessun altro al di fuori di me.

Per cominciare, credo sia necessario esprimere il mio punto di vista sulla strutturazione dell’attivismo del Software Libero in Italia (ma non solo in realtà): si tratta di un movimento essenzialmente legato a due tipologie di raggruppamenti, quella “tematica” e quella “geografica”.

  • I (pochi, pochissimi) gruppi “tematici” si ritrovano quasi interamente su internet, spesso via mailing-list: entità come ILS (Italian Linux Society) o l’Associazione Software Libero hanno l’obiettivo di porsi come punti di riferimento a livello nazionale, abbracciando l’intero territorio italiano, e trovandosi quindi costretti a concentrare le discussioni in un luogo “virtuale” (una o più mailing-list tematiche). Questi gruppi raccolgono al loro interno molti attivisti (quasi sempre gli stessi, per altro), anche di notevole spessore (tecnico ma non solo) e le discussioni che prendono vita in queste mailing-lists sono spesso e volentieri interessanti, argomentate, quasi “utili”.
    Il problema principale di questo genere di entità è duplice e legato alla “virtualità” intrinsecamente legata alla loro stessa natura stessa: da un lato non si “accede” se non iniziati a queste mailing-list (naturalmente non in quanto rifiutati, ma in quanto “non interessati”, “non coinvolti”), dall’altro non si riesce ad ottenere una efficace risposta operativa, da parte dei raggruppamenti “territoriali”, alle proposte/idee che vengono promosse (salvo qualche caso eccezionale), proprio in quanto i membri di questi raggruppamenti non sono “coinvolti” o “interessati” alla discussione in atto. Spesso è sucesso, inoltre, che il tentativo di “forzare” la risposta da parte dei raggruppamenti più legati alle realtà geografiche fosse da queste interpretato come una spinta autoritaria ed ha suscitato (più o meno giustificatamente) una reazione antagonista, facendo perdere ulteriore credibilità (e quindi “presa”) a queste realtà, in un ambiente che fà dell’autorevolezza il proprio motore trainante.
  • La componente “territoriale” dell’attivismo del software libero sono essenzialmente LUG (Linux User Group) et simili. Si tratta di realtà molto diverse tra loro per organizzazione e numero, ma con fini sostanzialmente identici: diffondere il software libero ed al contempo fare da punto di riferimento per gli utenti Linux delle immediate vicinanze geografiche. Per loro intrinseca natura, questi gruppi vedono una parte attiva (gli attivisti veri e propri) ed una parte meno attiva, interessata a partecipare solamente ad alcune sporadiche iniziative (magari solamente ai corsi che vengono spesso organizzati da questi gruppi); se il gruppo degli attivisti è sufficientemente ampio, è facile che la realtà in questione abbia forze a sufficienza per intraprendere propositivamente alcune iniziative a livello territoriale (contatti con gli enti locali, organizzazione di incontri ed eventi, partecipazione agli eventi nazionali che di tanto in tanto vengono organizzati). Altrimenti il gruppo resta sostanzialmente informale, poco più che un appuntamento fisso tra amici e conoscenti davanti a pizza e/o birra.

Ciò detto, la prima cosa che voglio constatare (e che mi viene confermata di anno in anno dall’esperienza sul campo= è che nonostante la sempre maggiore diffusione del software libero (e di Linux in particolar modo) tra i “non addetti ai lavori”, l’attivismo del software libero sta attraversando una crisi a dir poco profonda (in certi casi mortale): vuoi per ritrosia al ricambio generazionale, vuoi per scarso interesse da parte di coloro che si avvicinano al software libero con un concetto “utilitaristico” e non più “utopico” o “tecnico”, fatto sta che il numero degli attivisti tende a ridursi piuttosto che ad aumentare, con ovvie e spesso notevoli ripercussioni sulla capacità di agire dei gruppi stessi (indipendentemente dalla tipologia).
Si può ipotizzare che in quest’ottica vi sia una incapacità comunicativa di fondo, da parte degli attuali membri dei LUG, nel motivare ed invitare alla partecipazione attiva coloro che si avvicinano per i motivi più disparati al software libero; si potrebbe persino tirare in ballo una crisi socio-culturale e dei valori che spiegherebbe la diffusione dello stesso fenomeno anche in altri ambienti dell’attivismo, non strettamente legati al software libero.
Fatto sta che le reltà (territoriali e non) attive nel campo del software libero sono ormai in seria difficoltà e faticano a trovare forze per essere propositive ed efficaci, ma spesso anche solo per essere in grado di rispondere alla domanda di conoscenza ed informazione che il passaparola va ormai ingenerando: proprio in questi giorni mi sto scontrando con la necessità da un lato di organizzare una serie di corsi (gratuiti) sull’uso di Linux che ci sono stati chiesti e sollecitati da molti nostri “utenti”, e l’impossibilità dall’altro di individuare docenti e spazi adeguati all’erogazione di questo genere di corsi.

Un’altra considerazione è legata all’incapacità degli attivisti “di lunga data”, membri sia dei LUG che delle associazioni di respiro nazionale (gli “iniziati”, potremmo dire), di trasferire il patrimonio di idee, proposte, voglia di partecipazione e di attività dalle une alle altre. L’osmosi autorevole che dovrebbe (a mio avviso) essere il motore dell’attivismo del software libero si scontra quotidianamente con motivi spesso futili, che hanno però ricadute pesantissime sull’intero movimento; potrei portare qualche esempio pratico in questo senso ma non credo gioverebbe alla discussione.

A tutto questo si va ad aggiungere l’irrazionale ostruzionismo dei “fondamentalisti” del software libero: coloro che rifiutano a priori qualsiasi cosa non sia “libera al 100%” o abbia in qualche modo a che vedere con il mondo del denaro (aziende, sponsor…). Nonostante possa condividere la bontà di alcuni ragionamenti, trovo assolutamente irragionevole pensare di poter arrivare ad un risultato senza aver prima percorso a piccoli passi la distanza che ci separa da questo: come posso pensare di proporre a qualcuno l’installazione di Linux come sistema operativo quando mi sono sempre rifiutato di fargli provare Firefox ed OpenOffice.org sull’installazione di Windows che ha presente? O ancora più precisamente: come posso anche solo lontanamente pensare di rendere “interessante” un sistema come Linux se poi mi trovo ad impedire il funzionamento delle principali periferiche sul mercato perché impedisco (non “non installo di default”, badate) il caricamento di firmware binari?
Purtroppo il fondamentalismo è un problema con cui conviviamo da parecchio tempo (e ha già causato danni non indifferenti al movimento nel suo insieme), ma con la riduzione del numero generale di attivisti finiscono con l’incidere ancora maggiormente in percentuale. A fare da ciliegina sulla torta troviamo il fatto che questi “fondamentalisti” in genere sono anche spesso parte delle associazioni di respiro nazionale ed è li che mietono i danni maggiori, bloccando (od ostacolando) iniziative che sarebbero invece interessanti ed utili (anche qui, avrei esempi da fare ma mi limiterò a citare il Festival della Creatività…).

L’incapacità di coordinarsi tra gruppi territoriali, funzione che potrebbe essere splendidamente espletata dalle associazioni a carattere nazionale se riuscissero a fungere, autorevolmente e non autoritariamente, da “coordinamento” (prendete la parola con le pinze), è infine motivo di un ulteriore grave problema: senza arrivare alle dispute tra gruppi, quest’incapacità comunicativa porta banalmente a:

  • non condividere, promuovere o organizzare eventi: sarebbe tanto comodo poter contare sugli altri gruppi di un territorio nel cercare di organizzare eventi o iniziative, nella loro promozione…
  • moltiplicare inutilmente gli sforzi: ogni gruppo sufficientemente numeroso si trova di fronte alla necessità di preparare del materiale promozionale, informativo, formativo (testi dei corsi), ed ogni gruppo finisce con il farlo da se. Sarebbe tanto comodo poter contare sulla stessa filosofia alla base del software libero al fine di riprendere, migliorare ed adattare il materiale già realizzato dagli altri gruppi (Creative Commons questa sconosciuta), in un meccanismo virtuoso di review tra pari…
  • non avvalersi delle figure professionali che in alcuni gruppi possiamo trovare: pubblicitari, esperti di marketing, blogger e giornalisti, contatti con politici… sono tutte risorse di inestimabile valore, che se ben sfruttate potrebbero aiutare molti, moltissimi gruppi a promuovere le proprie iniziative in modo coerente ed organico.

Invece ci troviamo di fronte ad una comunità in crisi, spesso sopravvalutata da noi stessi in termini numerici ed organizzativi: alla LugConference di Roma di svariati anni fa questa questione era già stata sollevata e dibattuta; ci si era trovati d’accordo nella volontà di correre ai ripari, cercare di organizzarsi. Dopo tutti questi anni non solo la situazione non è migliorata, ma si è incancrenita al punto che oggi mette a repentaglio la sopravvivenza stessa delle realtà di cui ho detto.

I miei due centesimi… nella speranza che qualcuno mi smentisca…

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Mar15

Ebbene si, sono ancora vivo

Francesco Federico via Flickr

Francesco Federico via Flickr

Sono giorni che non scrivo. Per chi mi sta intorno i motivi sono chiari ed evidenti: lavoro, impegni, appuntamenti, rogne di vario genere (nulla di grave, fortunatamente)… soprattutto Fa La Cosa Giusta 2009 (scrivo dallo stand) che ha richiesto un pesante impegno per l’organizzazione e la partecipazione dell’Associazione LIFOS.

Ormai la manifestazione volge al termine (si chiude alle 18:00) e qualche considerazione vorrei spenderla, soprattutto riguardante due aspetti: la Crisi e la tematica del software libero.

Per quel che riguarda il software libero, avendo partecipato a tutte le edizioni della manifestazione (dal 2004 ad oggi), ho visto crescere l’attenzione su questo tema: i primi anni ci veniva chiesto se “linux si potesse mangiare”, poi si è cominciato a trovare qualcuno che ne avesse già sentito parlare, successivamente qualcuno che l’avesse già provato, oggi si comincia a parlare di business legato al software libero. Una crescita davvero impensabile fino a pochi anni fa, considerando soprattutto la tipologia di affluenza a questo genere di manifestazioni.

Sotto il profilo della crisi, invece, la forte affluenza all’edizione 2009 di Fa La Cosa Giusta può avere due diverse chiavi di lettura:  da un lato si potrebbe leggerla come un segno della crisi, con la ricerca del risparmio, della sostenibilità. Alternativamente lo si può leggere in positivo, come un segno di vitalità, di reazione, di ripresa o comunque di fiducia in settori che cercano nell’ecologia e nella sostenibilità una via per uscire dalla brutta situazione in cui versa il nostro paese…

Se qualcuno fosse interessato a questi argomenti (o semplicemente vuole passarci a trovare allo stand SL08), invito a fare un salto in Fiera Milano City, davvero :)

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May6

Aita aita, Sun chiude Mysql!

Sales.Il mondo del software libero è qualcosa di davvero strano. Tutti hanno ben chiare le regole del gioco, tutti hanno ben chiaro il perché si faccia fatica a fare i furbi, eppure di tanto in tanto (a cadenza per altro piuttosto regolare) qualcuno se ne esce con storie al limite dell’inverosimile, che sollevano il panico tra gli utenti meno esperti e costringono sviluppatori e CEO a fornire inutili spiegazioni sulla direzione che vogliono prendere nello sviluppo.

L’ultima storia della serie, è senza dubbio rappresenta ta dall’annuncio che Sun Microsystem, dopo aver acquistato MySQL per oltre 1 miliardo di dollari qualche tempo fà, avrebbe deciso di rendere proprietario il prodotto. Ora, anche volendo per un attimo credere alla storia, ci sono alcune cose che dovrebbero far quantomeno venire la puzza sotto il naso:

  • Pare logico che Sun spenda 1 miliardo di dollari per comprare un software leader del mercato (proprio per il fatto di essere libero) e poi lo snaturi al punto da impedirne di fatto l’uso? La cosa funzionerebbe se Sun avesse tra le mani una valida alternativa da proporre, ma visto che non ce l’ha…
  • Se il codice sorgente della versione 5.0 di Mysql viene rilasciato sotto GPL, non c’è modo che venga chiuso. Sun potrebbe decidere di proseguire lo sviluppo sotto licenze proprietarie da un certo punto in poi, ma non potrebbe chiudere il codice precedentemente rilasciato, a partire dal quale un team di sviluppatori potrebbe tranquillamente proseguire il lavoro (esattamente come successo con XFree e Xorg, per chi non ricordasse).
    E’ il software libero, è così, non si scappa.

Come da prassi, negli ultimi giorni è giunta la smentita ufficiale, direttamente per bocca di Marten Mickos, ex CEO di Mysql AB (l’azienda che possedeva di fatto mysql) ed attuale SVP di Mysql per conto di Sun, il quale ha dichiarato che la decisione è stata presa ben prima dell’acquisto da parte di Sun (la quale anzi starebbe spingendo in direzione opposta) e riguarda solo ed esclusivamente lo sviluppo di add-on professionali dedicati ai clienti Enterprise (sulla cui licenza di rilascio non sono per altro ancora state prese decisioni formali), al punto che le nuove funzionalità avanzate di backup saranno incluse nella versione rilasciata sotto GPL.

Il mio parere è che ancora una volta si gridi “aita aita” ogni qual volta un’azienda si avvicini (anche se con le migliori intenzioni) al software libero. E’ davvero ora che la “comunità” prenda coscienza che il software libero è maturo per entrare nel mondo del business, mentre la comunità stessa non lo è, per certi versi…

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Feb28

Una licenza “guida” per la Pubblica Amministrazione?

Pubblico in calce uno stralcio di una mia risposta ad una mail che mi chiedeva un commento su un interessante post dell’avvocato Laura Garbati sul forum del CNIPA . Pubblico perché il tema è delicato e sono conscio che andrebbe affrontato in maniera più articolata ed argomentata delle poche righe che riporterò. Mi pareva interessante però tentare di fornire uno spunto di riflessione condivisa sull’argomento…

[...]
Concordo pienamente con la necessità di fare chiarezza nel mondo del software libero, e non solo nei confronti della pubblica amministrazione. La libertà di scelta, se da un lato è un valore fondamentale, dall’altro spaventa: la PA e gli utenti finali.

Il mondo del software libero ha un disperato bisogno di marketing, di tralasciare i numeri di licenza e di crescere con l’offerta che abbia una presa commerciale (naturalmente mantenendo “dietro la scorza” tutte le qualità tipiche del software libero), perché solo così sarà possibile sostenerlo efficacemente.

La mia paura più grande è che il “talebanesimo” di alcuni esponenti della comunità porti ad una spaccatura molto più profonda e radicale di quella che già conosciamo da anni tra “software libero” e “opensource” proprio all’interno del mondo del “software libero” stesso.

La presa di coscienza che esistono molte alternative, ma che il cliente (fosse anche la PA) debba essere “guidato” nella sua scelta da persone esperte che possano tradurre le grandi opportunità del software libero in vantaggi tangibili per l’utente (che ne apprezzerà poi anche gli aspetti più nascosti e spesso maggiormente importanti) è una necessità sempre più forte in questo mondo, che però fatica a cambiare…
[...]

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Feb22

Arriva OpenOffice.org 2.4!

Libertà condizionata E’ un periodi ricco di grandi novità nel mondo del software libero. Con l’uscita di Firefox 3 ormai imminente (si parla al più di un paio di mesi al massimo d’attesa), e l’appropinquarsi della release 8.04 di Ubuntu, “Hardy Heron” (che sarà per altro la prossima “Long Term Support”) al punto che il team di sviluppo già pensa al nome e alle novità della 8.10, gli appassionati e gli utilizzatori di software libero hanno di che stupirsi e meravigliarsi.

Particolarmente significativo però, è l’annuncio delle novità presenti in OpenOffice.org versione 2.4, che dopo aver incrementato stabilità velocità e compatibilità con i formati proprietari di Microsoft Office (innovazioni che certo non avevano fatto lanciare urla di stupore agli utilizzatori della suite per l’ufficio libera per antonomasia) non ci tiene ad accumulare polvere.
Una recente analisi di AlFresco sull’uso dell’opensource ci dice peraltro che la percentuale di adozione di OpenOffice.org sta continuando a salire negli ultimi mesi, facendo sprofondare il monopolista di Microsoft al 66% del mercato, rendendo di fatto le novità di OpenOffice.org ancora più importanti, nell’ottica di rendere più semplice, funzionale e gradevole l’uso di un così diffuso strumento.

Una sintesi delle novità previste per OpenOffice.org 2.4 ce la mette a disposizione Oooninja, con una serie di approfonditi articoli.

Alle migliorie apportate a Calc (dalla gestione dei grafici, con l’introduzione di assi invertiti e side-by-side axis, alla gestione dei dati, con la possibilità di passare da una cella di testo csv alla visualizzazione in colonne), a Writer (con l’introduzione della selezione per blocchi e le back references nelle sostituzioni) ed alla gestione dei PDF (con l’introduzione del supporto per i formati d’archiviazione PDF/A e di notevli miglioramenti nell’esportazione), si aggiunge una novità di quelle davvero importanti, di quelle che fanno decidere se continuare ad usare il proprio software o cambiarlo: le transizioni 3d (basate su Opengl) nelle presentazioni di Impress, adeguatamente dimostrato dal video che Oooninja ci mette a disposizione.

L’approccio del software libero al mercato del desktop incassa così una nuova importante vittoria. Vedremo se anche in questo caso i numeri confermeranno i risultati del duro lavoro degli sviluppatori.

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