Dec14

Sull’aggressione al Presidente del Consiglio

Panoramas via Flickr

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Quella dell’aggressione a Berlusconi è indubbiamente la notizia del giorno (e ce la sorbiremo a lungo in varie salse, temo), ma questo post non vuole essere l’ennesima riproposizione delle considerazioni che tutti fanno; mi auguro invece di riuscire a portare qualche considerazione “nuova” ed “originale”, girando il dipinto e provando a guardarlo da un’altra angolazione.
Per cominciare, per quanto scontato sia, è assolutamente necessario prendere le distanze e condannare quanto accaduto: in un paese che si vuole democratico, la strada della violenza nella vita politica non deve (sotto nessuna forma) essere neppure immaginabile.

La condanna del gesto è stata prevedibilmente diffusa e corale. Alcuni però (tra cui Rosy Bindi in un’intervista pubblicata questa mattina da La Stampa ed Antonio Di Pietro già nella serata di ieri) hanno voluto sottolineare come l’aggressione vada a collocarsi all’interno di un panorama di costante tensione e scontro politico violento, la cui primaria conseguenza è ben sintetizzata dal vecchio adagio “chi semina vento, raccoglie tempesta”. Mi sono imbattuto in queste ultime ore in diversi elettori del centrodestra che (con mio naturale “scompiscio”) accusano la sinistra di aver fomentato il clima d’odio, violenza e tensione che ha portato al gesto di Tartaglia (l’aggressore).
A queste persone vorrei solo ricordare che non è la sinistra ad essersi permessa di dare del “coglione” agli elettori della parte avversa e che (sempre ad esempio) strappare durante un comizio elettorale il programma di governo della controparte non si annovera ne tra i più plateali gesti di distensione, ne tra quelli di manifestazione di apprezzamento e rispetto per il lavoro altrui. A sinistra (fatte le debite ed inevitabili eccezioni) non c’è alcun odio nei confronti della persona di Berlusconi, nonostante ciò che il premier va sostenendo da anni: l’opposizione viene fatta ai provvedimenti politici che Berlusconi prende, non alla sua persona. La personalizzazione della politica, funzionale al progetto politico di Berlusconi che notoriamente “tiene unite le destre grazie al suo carisma”, ha la sua più lampante dimostrazione nel fatto che Prodi, durante l’ultimo governo, sia stato oggetto di un feroce contrasto non tanto alle decisioni politiche che il suo governo ha preso (per lo meno fino alla questione della pressione fiscale), quanto direttamente alla sua persona (ed il fatto che gli sia stato affibbiato il nomignolo di  “mortadella” la dice lunga su questo aspetto).

Passiamo all’aggressione in se per se, giusto per un paio di appunti, più o meno pertinenti:

  • è passata quasi inosservata l’informazione che Tartaglia avesse con se oltre al manufatto rappresentante la cattedrale gotica di Milano con la quale ha poi colpito il presidente del consiglio, anche una bomboletta di spray urticante al peperoncino, analoga a quelle che sono state distribuite dal centrodestra stesso al grido del “difendiamoci da soli dagli extranegri”: con l’atteggiamento di chi siede sulla riva ed attende passare il cadavere, voglio suggerire che questo è il motivo per cui si è così fortemente contrastata la distribuzione di simili “armi di difesa”.
  • dov’erano le “infallibili” guardie del corpo? Forse a prendere un caffè? Vista la lentezza con cui si è prodotto il fattaccio, direi che avevano tutto il tempo di intervenire prima che il peggio accadesse. Il Presidente del Consiglio, a prescindere da chi ne ricopra la carica in un dato momento, è una delle prime tre cariche dello stato. Se uno squilibrato è in grado di raggiungere le transenne dietro le quali “passa in parata” e di scagliargli addosso un manufatto di notevoli dimensioni (per avergli procurato una ferita sotto l’occhio e spezzato un dente, l’area di impatto doveva essere non proprio contenuta), immaginiamo cosa potrebbe fare un individuo sano. Evidentemente c’è un problema che va individuato (“passerelle tra il pubblico no buono”?) e risolto per evitare che quello che si è fortunatamente tradotto in un atto senza conseguenze tragiche possa in futuro ripetersi.
  • se si fosse dovuto scegliere un momento più propizio per un’aggressione come questa, non si sarebbe decisamente potuto scegliere momento migliore: il gesto di Tartaglia svia l’attenzione dallo scontro istituzionale con il Presidente Napolitano, attenua gli screzi interni con Fini, costringe ad un ricompattamento della maggioranza che Berlusconi stesso riaffermava durante il comizio di ieri pomeriggio.
  • lascia esterrefatti, ancora una volta, l’abilità mediatica di Berlusconi: ha saputo tramutarsi da vittima in martire nell’arco di poche frazioni di secondo, quando con il volto ridotto una maschera di sangue (ad una prima occhiata in modo addirittura “osceno”) è sceso dall’auto che doveva accompagnarlo all’ospedale (abbiate pazienza, con una ferita sotto l’occhio, un labbro spaccato e due denti scheggiati noi comuni mortali ci saremmo fatti trasportare anche con una certa urgenza al pronto soccorso più vicino) per rassicurare la folla dei suoi elettori e mostrare la propria immortalità al mondo intero, grazie alle riprese televisive.

Da più parti, per concludere, ci si interroga su quali saranno le conseguenze politiche dell’aggressione di ieri: alcuni giornalisti immaginano l’apertura di una fase di “distensione” che riconduca il dibattito a toni più consoni. La mia impressione, purtroppo, è che Berlusconi non possa assolutamente permettersi nulla di simile: il premier ha assolutamente bisogno (o per lo meno ne ha avuto bisogno negli ultimi 10 anni) di un contrasto continuo, di far identificare al proprio elettorato un “noi” ed un “loro”, in un antagonismo che al contempo semplifica il panorama elettorale (con l’approdo ad un sistema bipartitico spinto) ed erge la propria figura a “condottiero dell’esercito dei buoni”. L’unica reale alternativa sarebbe concentrare l’attenzione sui contenuti, cosa che Berlusconi non può assolutamente permettersi.
Inoltre con l’aggressione di ieri e la gestione mediatica precisa ed efficace che i suoi uomini ne stanno facendo, Berlusconi si tramuta da santo a martire, rendendo assolutamente inutile la ricerca di alcun tipo di compromesso: una mossa da maestro che riporta improvvisamente sulla scena un attore che sembrava sotto certi aspetti sulla via del tramonto.

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Nov11

In Italia c’è un’emergenza Giustizia

glamismac via Flickr

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In Italia c’è un’emergenza Giustizia. Assolutamente vero, quasi lampante oserei dire. Purtroppo per il nostro Presidente del Consiglio però, l’emergenza non sono le “toghe rosse” (mi si faccia il piacere!), l’emergenza non riguarda i processi che da anni sta tentando di bloccare facendo danni a destra ed a manca (ma se è innocente, perché non farsi processare? I costi giudiziari vengono poi rimborsati, solitamente, dal condannato…).

L’emergenza giustizia in Italia è proprio il contrario di quanto Silvio Berlusconi vorrebbe far passare: il problema in Italia è l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, e questo non solo in riferimento alla persona di Silvio Berlusconi, ma anche in molti altri frangenti dove si usano due pesi e due misure (mi riferisco ad esempio alle sentenze di condanna per i fatti di Genova).

Il problema giustizia in Italia è la giustizia sociale: agli imprenditori amici del Cavaliere è stata donata la parte buona di Alitalia (che comunque riescono a far andare male -.-), mentre la crisi sta lasciando a casa 46.000 lavoratori a tempo indeterminato (ovviamente sui contratti a progetto ed a tempo determinato che non vengono rinnovati, oltre a tutti gli extracomunitari in nero lasciati a casa, non ci sono dati certi) e le famiglie faticano sempre di più a tirare la fine del mese.

Il problema giustizia in Italia sono i 1000 morti l’anno sul lavoro (la Guerra Bianca), dei quali nessuno sa nulla e che tra “prescrizione”, “errore umano” e “fatalità” non vedono quasi mai condanne degne di questo nome, soprattutto se a lasciarci le penne sono cittadini extracomunitari clandestini, che vengono “ritrovati” in qualche campo a chilometri di distanza…

Il problema giustizia in Italia sono le morti in mano alla Polizia, che cominciano con Carlo Giuliani, passano per Federico Aldrovandi, arrivando a Stefano Cucchi tramite migliaia di altri carcerati e/o fermati pestati da “componenti deviate” delle forze dell’ordine, di cui queste però non riescono a liberarsi. Anche in questo caso, le sentenze sono quasi ridicole (per Aldrovandi, ai quattro poliziotti riconosciuti colpevoli sono stati dati 3 anni e 6 mesi, per aver lanciato una bottiglia molotov contro la porta di un carcere durante gli scontri del G8 a Genova, Marina Cugnaschi si è presa 16 anni di reclusione) ed è solo grazie alla testimonianza di un clandestino che (forse) riusciremo ad avere un po’ di verità su quanto accaduto (ed insabbiato) a Stefano Cucchi.

L’emergenza Giustizia, in Italia, c’è eccome; e sarebbe ora che il Governo (e l’opposizione) pensasse(ro) a risolverla seriamente, anziché tentare di tirare fuori Berlusconi dai suoi processi…

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Nov24

Ci deve sempre scappare il morto?

Non c’è niente da fare, perché in Italia si evidenzino i problemi, bisogna che ci scappi il morto ed a volte non basta nemmeno quello.
Il riferimento, naturalmente, è a quanto accaduto l’altro giorno a Rivoli (TO), al crollo del controsoffitto della scuola dove ha trovato la morte un giovane di 17 anni, Vito Scafidi. Ma il riferimento è anche ai morti degli scontri tra tifosi prima e dopo le partite di calcio, ai morti sul lavoro, ai morti degli incidenti sulla strada; anzi, agli ultimi due no, visto che nemmeno i morti bastano a far si che la situazione venga affrontata con serietà e con l’obiettivo di trovare un punto fermo, una soluzione.

Quante altre bombe ad orologeria impestano il nostro paese? Quanti si battono per ottenere la soluzione di qualche situazione critica, nell’indifferenza di coloro che invece dovrebbero ascoltarli, che poi sono spesso i politici e gli amministratori locali che loro stessi eleggono? Il pensiero va, ad esempio, a coloro che da tempo chiedono che il Liceo Casiraghi di Cinisello Balsamo venga sistemato, che vengano controllate e chiuse le crepe nelle putrelle di cemento che lo sostengono. Aspettiamo il morto anche qui? E anche quando ci scappa il morto, come disgraziatamente è successo a Torino, che cosa si fà? Qualcuno dice che è una fatalità, qualcuno pensa a coprirsi le spalle, qualcuno cade dal pero. I fatti è che nelle scuole ci sono sempre meno fondi (ulteriormente tagliati di recente, come sappiamo), che le strutture (edili, tecnologiche, sociali…) sono obsolete e fatiscenti.

Eppure non si farà nulla, volete scommettere? Forse mi sono dimenticato tutte le iniziative di legge ed i decreti urgenti presi dopo la strage della Thyssen Kroupp e non ho notato come tutto ciò abbia fatto piazza pulita del problema delle morti biance? O capita forse che da qualche anno si è preso in pugno il problema delle stragi sulle nostre strade e lo si è risolto?

La risposta, purtroppo, ce la racconta la realtà di tutti i giorni e la morte del povero Vito finirà con l’essere l’ennesimo sacrificio agli dei Potere e Denaro.

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Sep10

Armstrong torna in sella

Lance Armstrong.  7th Tour win.  Aix-en-trois domaines.  2005 Sono un appassionato di ciclismo ormai da diversi anni, a momenti alterni ho anche praticato, eppure quando ieri sera ho la notizia che Lance Armstrong intende tornare alle corse, con l’esplicito obiettivo di vincere un’altro Tour de France, mi ha lasciato piuttosto perplesso e disorientato, al punto che ho tentato di scrivere qualche riga ieri sera, ma alla fine ho deciso di rimandare e riflettere sulla questione ancora un po’.

Le considerazioni che posso fare, da parte mia, sulla questione sono le seguenti:

  • Armstrong ha lasciato il mondo del ciclismo da grande (seppur controverso) vincitore: ha lasciato dopo la vittoria del suo settimo Tour de France consecutivo, durante il quale non ha lasciato alcuna chance ai suoi diretti avversari, su tutti Ivan Basso, l’unico in grado di dargli del filo da torcere in un paio di circostanze.
    Come accaduto per altri sportivi illustri (da Shumacher a Jordan), lasciare da vincitori è un ottimo modo per essere sparati sull’Olimpo dello Sport, mentre il ritorno alle corse porta solitamente ad un nuovo confronto con i propri avversari ed espone al rischio della sconfitta sul campo. Vero è che Armstrong non si è mai lasciato scoraggiare da “fattori esterni” (è tornato alle corse anche dopo aver vinto la sua personale lotta al cancro), vero è che negli ultimi anni si è dimostrato un campione “di testa” prima ancora che “di gambe”, con capacità di comprensione e lettura della gara superiori alla media, vero è che la motivazione che lo porta a questa scelta (il riportare l’attenzione pubblica sulla lotta al cancro) deve essere piuttosto importante. Verò è, però, che mi sembra un azzardo…
  • Armstrong è da sempre stato sottoposto a pesanti polemiche: un po’ perché si guarda sempre con sospetto al vincitore (soprattutto se vince sette Tour consecutivi), un po’ per via di alcune “deroghe” che pare l’UCI gli abbia concesso relativamente alla cura ed alla prevenzione del cancro che lo ha colpito.
    E’ stato accusato a più riprese di fare ricorso a tecniche dopanti e seppur non sia mai stato trovato positivo, il fatto che tecnici, medici, meccanici e compagni di squadra abbiano a più riprese confessato queste pratiche, qualche dubbio anche sul suo conto rimane. Per questo motivo, al momento del suo ritiro, alcuni (tra cui il sottoscritto) avevano tirato un sospiro di sollievo, convinti che questo mettesse una pietra sopra una stagione del ciclismo e su parte delle polemiche sollevate nei suoi confronti.
    Paradossalmente, Amrstrong torna proprio nel momento in cui la lotta al doping sembra cominciare a sortire i primi effetti; nell’ultimo anno sono molti i corridori anche di primissimo piano (non dimentichiamo Sella e Riccò) che sono stati trovati positivi ad alcune pratiche dopanti: si può discutere dei test, dei risultati, dei complitti, dopodiché molti corridori hanno confessato e stanno pagando per le loro scelte, segno (speriamo) che il ciclismo sta lentamente cambiando, sotto questo aspetto.
    Proprio su questo aspetto, Armstrong è stato piuttosto esplicito nella sua conferenza stampa, annunciando che si sottoporrà ad una serie di test ed esami e che tutto l’operato sarà gestito con la massima trasparenza nei confronti della stampa sportiva: da trascinatore e uomo di spettacolo qual’è, possibile che finisca addirittura con il contribuire alla lotta al doping, lui che è tra i grandi protagonisti sportivi di quelli che verranno ricordati come “gli anni del doping”?
  • Sportivamente parlando, il rientro di Armstrong alle corse costituisce un precedente importante: l’età di Armstrong (a cui già facevo riferimento) non ha solo condizionato la sua carriera, ma anche quella degli altri corridori, più o meno giovani, che hanno avuto la (s)fortuna di correre nella sua ombra, rischiando di non trovare mai lo spazio per emergere, schiacciati dalla potenza del gigante. Quando l’americano si ritirò, qualche anno fà, si disse che era la grande chance per Basso e Ullrich, per Valverde e Sastre, per tutti i giovani corridori che erano cresciuti nell’ombra, di dimostrare il loro valore. Con il senno di poi, Basso ha perso due anni per via dell’Operation Puerto, la stessa che ha portato al ritiro di Ullrich dalle competizioni; Valverde si è rivelato in tutta la sua fragilità fisica, perdendo malamente l’occasione di fare suoi i due ultimi Tour. Molti altri corridori si sono sgonfiati come neve al sole, al punto che nell’albo d’oro del Tour de France appaiono ora (senza nulla togliere) corridori come Oscar Pereiro Sio, vincitore grazie ad una “fuga bidone” durante la quale gli donarono qualcosa come 32 minuti. Armstrong insomma, sembrava essere colui che impediva la crescita dei giovani ed invece oggi torna a colmare un vuoto: dovrebbe essere uno spunto per un’attenta riflessione sul ricambio generazionale nel ciclismo moderno…

Maggiori dettagli (ad esempio con quale squadra intende correre), saranno diffusi solo il 24 settembre, giorno della conferenza stampa in cui Armstrong svelerà i suoi programmi: un altro colpo di teatro, attendendo il quale, in fin dei conti, non posso che rallegrarmi di fronte all’immagine dello scossone che sconvolgerà il ciclismo. Speriamo solo che non sia la “spallata finale”…

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Jul29

Rifondazione: due parole veloci

Della scrittura - quando le lettere non sono più solo d'amore Trovo finalmente un attimo di tempo (guardate l’orario) in un periodo d’inferno per postare quattro righe. L’occasione, indubbiamente, è quella dell’appena concluso congresso di Rifondazione Comunista, che con la sua posizione di “storico partito della Sinistra italiana” ha catalizzato molte attenzioni.
Il risultato purtroppo è disarmante tanto quanto importante era l’attenzione dedicata all’evento, deludente quasi quanto lo fù la sconfitta alle ultime elezioni. Se qualcuno sperava, si era illuso, credeva che la batosta presa ad aprile avrebbe cambiato le cose, svegliato gli attivisti, ridato vita e vigore, risollevato una Sinistra in piena crisi d’identità, si sbagliava. Abbiamo toccato il fondo, ed ora stiamo attivamente scavandoci la fossa.

Dal congresso esce l’immagine di una Sinistra ancor più frammentata rispetto alle ultime tornate elettorali, per di più scottata e spaventata dal progetto della Sinistra Arcobaleno (che con tutti i suoi limiti, a me piaceva) e sebbene Ferrero (nuovo segretario di un partito spezzato in due) esprimesse oggi la volontà di contattare e stringere rapporti con gli altri partiti della sinistra, i dubbi sul futuro del movimento politico a breve-medio termine sono davvero tanti. Le nuvole nere che si prospettavano all’orizzonte di qualche tempo fà, sono ormai sulle nostre teste e una fitta grandine sta mietendo le prime vittime: uno su tutti Nichi Vendola che se ieri sera uno dei “grandi candidati” della nuova Sinistra, oggi è uno sconfitto alla guida di una corrente maggioritaria di un partito di profonda minoranza, incapace di (ri)trovare quelle sinergie indispensabili per ricostruire (o almeno per iniziare a farlo) un movimento che di Sinistra non abbia soltanto il nome.

Sarà una battaglia lunga e dura; la si dovrà cominciare dal conteggio di morti, feriti e sopravvissuti alla bell’e meglio, soprattutto lottando contro questa stanchezza, demoralizzazione e delusione che oggi pervade (quantomeno) il sottoscritto.

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May24

Un paio di novità

dscf1358.jpg Piccole insignificanti modifiche al blog:

  • L’aggiornamento del BlogRoll (ultima parte della colonna di destra di questo blg) avviene ora automaticamente a partire dal mio Google Reader.
    Per chi fosse interessato a fare qualcosa di simile (effettivamente consente di non doversi trasferire il file opml di qua e di la, evitando per altro le duplicazioni), il meccanismo è piuttosto semplice: create un tag che assocerete a tutte le fonti che volete vengano visualizzate, rendete pubblico questo tag e cliccate su relativo link. Nella finestra che si apre, potrete scegliere colori e stile (io ho messo “none” e senza titolo, in modo da gestire poi le cose direttamente con le widget e lo stile di Wordpress), e incollate il codice javascript che ne consegue in una Text Widget di WordPress. Ovviamente verranno visualizzate solo le fonti a cui avrete aggiunto il tag appositamente creato.
  • Ho poi aggiunto (sempre alla sidebar) una nuova voce “Articoli suggeriti“, che riporta i primi dieci titoli delle Shared Items del mio Google Reader. Anche in questo caso, la procedura è identica a quella esposta al punto precedente (fatto salvo che non serve creare un nuovo tag, visto che c’è già e si chiama “Shared Items”) e si riallaccia al discorso fatto qualche giorno fà sull’attendibilità delle fonti. Per coloro che volessero eventualmente aggiungere quelle fonti al feed reader, l’url da aggiungere la trovate qui.

Ho l’impressione che la sidebar cominci a diventare un po’ troppo affollata… Vedrò se posso togliere qualcosa (forse il campo di ricerca? :P)

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