Aug28

Indietro tutta!

Cristiano Corsini via Flickr

Dicendo che ho l’impressione che l’Italia non sia tra i paesi più avanzati del mondo non stupisco di certo nessuno. Eppure negli ultimi tempi ho l’impressione che chi spinge affinché l’Italia torni ai suoi “fasti medioevali” stia abbandonando un po’ del pudore che fino ad ora ha contraddistinto le sue azioni e si stia facendo sempre più temerario.
Non mi riferisco chiaramente ad un singolo individuo, ma l’idea (tipicamente italiana) che il singolo debba essere “furbo” e trarre giovamento dalla società, senza per questo ottemperare ai doveri che ne rendono possibile il sostentamento stesso, è piuttosto diffusa nel “Bel Paese” e sembra avere tra i suoi massimi esponenti alcuni personaggi di cui ultimamente la cronaca ha avuto modo di occuparsi.

Penso ad esempio ai discorsi di Marchionne e Tremonti al meeting di Comunione Liberazione a Rimini (abbondantemente finanziato, non è chiaro perché, con 234.000 euro di fondi pubblici della Regione Lombardia), in cui sono state messe in discussione conquiste storiche come la “sicurezza sul lavoro” (“un lusso che non possiamo permetterci” che Tremonti vorrebbe cancellare per rendere l’Italia competitiva nientemeno che con la Cina) o il diritto di sciopero (Marchionne). All’amministratore delegato di FIAT risulta evidentemente scomodo trasferire la produzione nei paesi del terzo mondo, come ci hanno abituato a fare le imprese italiane, preferisce lasciare la produzione in Italia a patto che gli italiani lavorino alle condizioni dei paesi non industrializzati: un tozzo di pane e calci nel culo. Il prossimo passo, verosimilmente, sarà la ripresa dello sfruttamento del lavoro minorile, poi il rilancio del lavoro duro in miniera, la cancellazione del voto alle donne…

Penso poi al rifiorire (non è una novità, naturalmente) del razzismo più gretto, frutto esclusivamente dell’ignoranza profonda in cui versa la stragrande maggioranza dei nostri concittadini: penso al pestaggio del vigile nel quartiere Corvetto di Milano, penso agli sgomberi forzati, penso alle condizioni disumane in cui teniamo incarcerati nei “centri di identificazione ed espulsione” persone che hanno commesso spesso e volentieri il solo crimine di essere nati in altre zone del mondo, penso al fatto che siamo tra gli ultimi paesi a non avere tutt’ora recepito la normativa europea che sancisce pene severe per i reati legati all’omofobia (se per questo, non rispettiamo neppure il trattato di Ginevra che prevede pene contro la tortura…)

Penso all’informazione in mano ad una ristretta schiera di foschi personaggi, al punto che per poter parlare alla gente, il principale partito d’opposizione sta pensando di organizzare una campagna “porta a porta”!
Penso ad un governo che pensa ai propri interessi e non a quelli dei cittadini che li hanno eletti (al punto che mentre la Mondadori si esenta dal pagare una sontuosa multa, l’Italia è il fanalino di coda della “ripresa” economica europea, praticamente immobile nel bel mezzo della crisi).

Magra consolazione pensare che i francesi, al momento, hanno altro a cui pensare: nel tentativo (vano, a giudicare dai sondaggi) di recuperare voti, il presidente Sarkozy ha lanciato una campagna di espulsione dei Rom rumeni insediati sul territorio francese, con metodi che richiamano fin troppo da vicino quelli applicati dai nazisti durante le retate della seconda guerra mondiale. E se Sarkozy si è beccato un monito dal Vaticano, fa impressione pensare che anche in Francia il dibattito non verte più sulla legittimità di quanto si sta facendo (i rumeni sono cittadini europei, e come tali devono poter girare indisturbati per tutto il territorio dell’Unione, le regole non possono valere solo quando ci fa comodo), ma sul fatto ce Sarkozy lo stia facendo o meno con il bieco intento di raccimolare voti facendo leva sull’ingiustificata ed indotta paura della gente verso tutto ciò che è “diversi” (come da anni fa la Lega in Italia, aggiungo) oppure se effettivamente si tratti di un provvedimento preso con convinzione.

Ed infine, per gravità, tutto questo nel quasi totale silenzio della così detta “società civile”, che a questo punto non direi più “addormentata”, ma in “coma irreversibile”…

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May20

Benvenuto federalismo. Ma che federalismo?

Ex Caserma Cimone

davidaola via Flickr

Ieri la commissione bicamerale appositamente composta ha varato il “federalismo demaniale”: si tratterà fondamentalmente del passaggio di edifici, caserme, fiumi ed altre simili amenità sotto il controllo e la competenza di Comuni e Regioni. Si tratterebbe in realtà di una misura poco più che formale (visto che a Comuni e Regioni spetta già gran parte dell’onere, eccezion fatta per l’Istruzione).

Naturalmente dovremo attendere il decreto legge emanato dal Governo (pare addirittura atteso per la giornata di oggi), ma anticipo che su questo specifico punto mi trovo abbastanza favorevole: maggior “vicinanza territoriale” significherebbe non solo (come vuole la Lega) maggior potere all’amministrazione locale (cosa comunque tutta da verificare, visto che il “patto di stabilità” non coinvolge solo i Comuni governati da giunte di centrosinistra), ma soprattutto maggior controllo da parte della cittadinanza e maggior attenzione alle problematiche caratteristiche locali, spesso “perse di vista” dal potere centrale. Penso a “ponti pericolanti” che l’Anas deve sistemare da anni ed i cui lavori non partono mai, penso ad edifici scolastici fatiscenti i cui oneri sono costantemente rimbalzati tra amministrazioni diverse e via dicendo.

Inutile dire che un paio di fondamentali premesse devono essere poste:

  • L’attenzione dei cittadini dovrà essere massima, perché portando sul territorio il controllo del bene demaniale si aumenterà esponenzialmente il rischio che questo finisca nelle mani dei soliti “amici degli amici“. Il controllo dell’opinione pubblica (più facile quando si parla di realtà più piccole e vicine alla gente) sarà inoltre fondamentale per evitare la “monetizzazione” dei beni: il patrimonio dello Stato non è (e non può essere) solamente un modo per fare soldi in fase di “alienazione”.
  • Il parere favorevole sul “federalismo demaniale” deve essere confuso con un avvallo ad un egoistico federalismo fiscale: non si deve dividere l’Italia, ed è fondamentale che le regioni più ricche aiutino quelle più povere. Sono assolutamente contrario al federalismo fiscale così come viene inteso dalla Lega Nord (che non è poi quello che stanno ottenendo, per altro) e ci tengo a che questo sia chiaro.
  • Vorrei infine far notare che non ci si potrà ad ogni modo esimere dall’istituire un “organo centrale” con poteri di controllo, garanzia e (soprattutto) pianificazione nazionale, perché l’Italia è una e come tale deve ragionare: Regioni confinanti non possono che trovarsi a confronto sulle politiche comuni.

Come al solito, siamo di fronte ad una iniziativa in sè interessante e potenzialmente positiva, la cui reale utilità viene troppo spesso “dispersa” da provvedimenti parziali e demagogici… speriamo non sia questo il caso…

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Apr18

Italiani, e adesso?

discussioni, inutili ormai...

ro_buk via Flickr

Presto o tardi (presto, presto…) la cassa integrazione per le aziende che vi hanno fatto ricorso, terminerà. La prima tranche è in scadenza in questo periodo, un’altra (grossa) fetta terminerà a settembre, un’ultima a fine anno. E visto che la crisi non accenna a ridurre il morso (anche perché, come già detto, in Italia va ad attecchire su una crisi strutturale che certo non aiuta), ci sono ahimè poche prospettive per tutti coloro che si troveranno a casa.

Naturalmente il governo italiano non sta facendo sostanzialmente nulla per combattere la crisi: da un lato Tremonti che chiede rispetto per i parametri vitali dell’economia italiana (salvo far crescere il rapporto debito/PIL a livelli che non vedevamo da anni), dall’altro Berlusconi che è certo più interessato a salvare Alitalia (regalandola ad un paio di amichetti) che non a sostenere la ripresa, o semplicemente estendere gli ammortizzatori sociali a coloro che non ne hanno (i precari su tutti), il risultato è che mentre gli altri paesi hanno affrontato la questione e cominciano a vedere la luce in fondo al tunnel, noi continuiamo ad andare avanti con il cerino che ci scotta le dita.

Nel frattempo, la forbice tra ricchi e poveri aumenta: chi ha soldi da investire (questo è il momento buono), si arricchisce ancora di più, mentre la stragrande maggioranza degli italiani fatica non più ad arrivare a fine mese, ma anche a raggiungere la terza settimana.

Considerando numeri, percentuali e cifre, vorrei chiedere a tutti quei “cassa integrati” (perchè ce ne sono, e sono tanti) che hanno votato Silvio Berlusconi o i partiti che lo sostengono (Lega Nord in primis), e che si accorgeranno di aver portato al governo il massimo esponente di un’elite che certo non punta all’interesse dei lavoratori, ma semmai a quello degli imprenditori: che mi dite adesso? Che si fa, lo si vota ancora credendo che arriveranno i marziani e porteranno l’Italia (senza extranegri, per carità!!) su un altro bellissimo pianeta tutto nostro dove vivremo e prospereremo? Mi viene in mente una strofa di una vecchia canzone: “chiuditi nel cesso, se no l’uomo nero ti mangerà”.

Peccato che a quel punto, quando se ne renderanno conto, finita la cassa integrazione, sarà tardi… chissà se ci saranno ancora le elezioni, tra l’altro…

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Feb2

Diritti e doveri

Immigrazione

Netrace via Flickr

Hanno ragione i leghisti (non preoccupatevi, ora mi spiego): il rispetto delle regole da parte degli stranieri, regolari e non, è fondamentale ai fini della convivenza con il popolo italiano, della (loro) sicurezza ed integrazione. Senza il rispetto delle regole la società non funziona: ognuno si sente autorizzato a fare ciò che vuole, l’egoismo umano ha il sopravvento e si diventa più simili a bestie che a esseri umani.

D’altra parte in Italia le regole ci sono (anche se spesso non si direbbe, vero?) e se non ci mostrano loro, gli immigrati, che vanno comprese, fatte proprie e rispettate, mi chiedo chi lo farà: il presidente del coniglio forse?.

Non posso che levarmi il cappello di fronte al coraggio di coloro che a Rosarno hanno avuto il coraggio di ribellarsi alla criminalità organizzata (i napoletani ci convivono da talmente tanto tempo, che alla ribellione non ci pensano proprio più, ce l’hanno nel sangue). Poi, dopo la rivolta, sono stati caricati sui treni: un po’ in Puglia, un po’ a Roma, questi ultimi scaricati in mezzo alla città stanno dormendo da due settimane all’addiaccio, nell’indifferenza più completa dell’amministrazione pubblica locale (che certo è al corrente della loro presenza, visto che lo hanno saputo persino i centri sociali, gli unici ad aver tentato di dare una mano a questi eroi). Hanno convocato una conferenza stampa per farsi vedere, per mostrare che non sono spariti: troppo comodo volerli con noi finché lavorano in silenzio, per un tozzo di pane e due calci nel culo e poi via, spariti, nell’oblio della nostra coscienza criminale.

Come il proverbio ci insegna, a pari doveri corrispondono pari diritti: e allora credo che sia ora, cari italiani, di garantire ai lavoratori immigrati un sussidio di disoccupazione a fronte del licenziamento (e non il rimpatrio una volta “usati”, come prevede l’attuale legge Bossi-Fini, una sorta di tratta degli schiavi legalizzata), la possibilità di accorpare i contributi accumulati nel loro paese con quelli italiani (perché, già, anche loro versano i contributi, per una pensione che probabilmente non vedranno mai, se le regole non cambiano). Ma soprattutto, signori connazionali, ritengo sia ora di dare loro diritto di voto, voce in capitolo.

Lasciamo che ci insegnino cosa vuol dire civiltà.

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Dec3

Un’esecuzione sommaria

PsyKe & CO. via Flickr

PsyKe & CO. via Flickr

Il nostro paese, l’Italia, sta andando a rotoli, trascinato da una dittatura mediatica dalle proporzioni indefinibili verso un egoismo profondo ed una xenofobia schizofrenica tramite una malainformazione (e vi prego di riflettere sulla differenza rispetto alla parola “disinformazione”) diffusa, efficace e penetrante.

Difficile anche dire se il “punto di non ritorno” sia stato passato: troppo pochi i precedenti (soprattutto nei paesi del così detto “primo mondo”), troppo difficile fare quel passo indietro che regali un minimo di obiettività.
Tutti però ci rendiamo conto che il momento è cruciale, del numero di cambiamenti che hanno spinto l’Italia su questa nuova strada, negli ultimi 10 anni. L’”esperta guida” di Silvio Berlusconi e dei suoi accoliti e l’incapacità cronica di offrire una vera alternativa da parte dell’opposizione (sia essa di centro o di sinistra) hanno drammaticamente modificato questo paese, forse lasciando emergere con più chiarezza certe sue caratteristiche.
Sul panorama politico internazionale l’Italia è ormai emarginata, su quello interno malata cronica.

Scrivo per prendermi le mie responsabilità, ma soprattutto per rinfacciarle ad ognuno di voi, ognuno di coloro che ora stanno davanti a queste parole a leggere e riflettere: non abbiamo fatto abbastanza per salvare il nostro paese, a prescindere da quella che sarà la fine ultima di questa rovinosa caduta. Potevamo fare di più, si, potevamo. Avremmo potuto parlare meno ed agire di più, avremmo potuto scendere a compromessi in certe situazioni ed essere più fermi in altre. Abbiamo accumulato, nel corso degli anni, responsabilità che ora gravano su di noi come montagne e saremo ricordati dalla Storia come “coloro che hanno fallito”. O più semplicemente saremo dimenticati, accomunati a coloro che hanno accettato il regime, l’ideologia dominante, che si sono accodati e sono saltati sul carro del “vincitore”, prima che questo precipitasse oltre il ciglio dello strapiombo.

E chi tra voi dirà “io no, non ho responsabilità!”… beh, lui sarà il principale accusato. Lasciatemi concludere citando le parole di un noto cantautore, che ben si prestano allo scopo:

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
Se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
Se il fuoco ha risparmiato
le vostre millecento
Anche se voi vi credete assolti
Siete lo stesso, coinvolti.

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Jul6

Per fortuna siamo tutti criminali

Gìpics via Flickr

Gìpics via Flickr

Che gli italiani non siano un popolo proprio ligio al rispetto della legge, non è certo una novità. E non mi riferisco solamente al fatto che il primo ministro si costruisce ormai da anni leggi e leggine per evitare di essere processato, ma alla serie di piccoli reati e violazioni varie che ognuno di noi abitanti del suolo italico commettiamo ogni giorno: limiti di velocità, scontrini dimenticati, evasione fiscale, piccole truffe, arrangiamenti vari, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, decreto Pisanu e via dicendo, con una lista che sarebbe difficile anche solo rendere minimamente esaustiva (anche perché in Italia, di leggi da rispettare ce ne sono così tante, che… beh :/).

E per fortuna che va così! Pensate un po’, con un governo di inetti come quello che è stato (abbiamo) votato, cosa succederebbe se solo si cominciassero a rispettare realmente le regole… Su tutte, a titolo d’esempio, una “new entry” del Pacchetto Sicurezza (o anti-immigrazione”, visto che con la sicurezza, di qualsiasi genere, non c’entra assolutamente nulla): il reato di immigrazione clandestina.
Al di là che mi piacerebbe capire come si configurerà la contestazione del reato (se uno è in Italia, potrebbe dichiarare di esserlo da prima del giorno dell’entrata in vigore della legge, che non è fortunatamente retroattiva) e come credono di far pagare ammende da 5.000-10.000 euro a dei nullatenenti, immaginiamo per un secondo quali sarebbero le conseguenze dell’espulsione immediata di tutti gli immigrati irregolari che vivono e lavorano (spesso in condizioni a dir poco disumane) sul nostro suolo: nell’arco di pochi giorni, la già provata economia italiana crollerebbe miseramente sotto il suo stesso peso, privata della gran parte della produttività “di base” (quei lavori che i nostri connazionali dalle dita troppo morbide non possono fare, per esempio) che ad oggi vede una forte incidenza di lavoratori irregolari: il settore agricolo e quello edile sarebbero i primi a crollare come un castello di carte, seguiti a stretto giro di posta da buona parte del settore industriale pesante.
Contemporaneamente, i Comuni (responsabili come ben sappiamo dei servizi sanitari e già privati dell’introito dell’ICI) dovrebbero dare assistenza continuativa alle oltre 600.000 famiglie che oggi danno da lavorare a badanti senza permesso di soggiorno (praticamente impossibile da ottenere, vista l’ipocrisia della legge Bossi-Fini, e che per di più vede incrementato per l’occasione il suo costo di altri 200 euro).

In un momento delicato per la nostra economia (eh già, novità del giorno, la crisi colpisce anche noi) l’Italia si troverebbe rapidamente in ginocchio. Fortunatamente a nessuno importerà granché della nuova legge e si continuerà a vivere sostanzialmente come si è sempre fatto.

Quello che invece mi preoccupa, è ad esempio la legalizzazione dell’uso dello spray al peperoncino: quanti idioti “armati” in più avremo per le strade? Altro che paura dell’extracomunitario, qui c’è da avere paura del “padano armato di spray”: vedremo quanto tempo passerà da qui al primo abuso, e quali saranno le conseguenze (visto che delle pene nessuno parla…)

Altra cosa che mi spaventa è la necessità di girare tutti armati di carta d’identità: essendo necessario dimostrare di essere regolari per accedere ai servizi pubblici, potranno mica fidarsi del solo colore della pelle? O della pronuncia? Aspettatevi di dover esibire un valido documento d’identità (ricordo a tutti che la patente non lo è) negli uffici pubblici (per un prestito di un libro in biblioteca?)

Infine, vorrei scoraggiare dal girare in bicicletta tutti coloro che sono dotati di patente, visto che ascoltare musica con le cuffiette, parlare al cellulare o passare su un marciapiedi potrebbe comportare una decurtazione di 5 punti dalla vostra amata patente di guida. Molto meglio allora farlo direttamente con un bel SUV: tutto un altro gusto…

Per fortuna, come è sempre stato, faremo finta che nulla accada, tanto i controlli in Italia non si fanno…

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