Jan31

Aspirine per lottare contro il cancro?

Smog

Simone Ramella via Flickr

Oggi a Milano non si circola. Ma solo dalle 10 alle 18 (in modo da non ostacolare troppo il traffico evidentemente), nonostante il livello di pm10 si aggiri intorno dal doppio del consentito da oltre 17 giorni (sui 365 giorni dell’anno, non dovrebbe essere superato per oltre 35 volte, facciamo un po’ i conti…). La (risibile) decisione è stata presa in settimana (altro che misure strutturali) dal sindaco Moratti. Venerdì una riunione con i sindaci dell’hinterland milanese ha scongiurato un (inutile) blocco di tutta la provincia, riportando il problema alla sua vera natura, ovvero ad una organicità e criticità che vanno affrontate con interventi coordinati e ragionati a livello quantomeno provinciale, se non addirittura regionale (e nazionale).

Il blocco di quest’oggi a Milano aiuterà forse il pm10 a scendere di qualche decina di punti, avvicinandolo al limite: già in serata, quando la circolazione delle auto riprenderà, il livello tornerà esattamente quello di prima (il pm10 non sparisce, si deposita, e le auto che viaggiano lo smuovono, riportandolo in aria) riprendendo a peggiorare.

Il Comune di Milano, negli ultimi tempi, aveva cercato di minimizzare dicendo che da un lato si attendeva la pioggia (…), dall’altro era inutile il blocco del traffico (che ora però hanno imposto) e che le misure strutturali erano già in essere: l’Ecopass (che ricordo copre il 4% circa del territorio comunale milanese, il centro storico, naturalmente meno frequentato di circonvallazioni e grandi vie di scorrimento).

Nel frattempo, per andare da Cinisello Balsamo a Rogoredo impiego 1 ora e 30 di mezzi pubblici (e sono fortunato, perché ho un tram che parte quasi davanti a casa ed arriva direttamente alla metropolitana gialla che mi porta a Rogoredo), per arrivare all’aeroporto cittadino (Malpensa) ci vogliono oltre 2 ore di mezzi. Ma i provendi dell’Ecopass non dovevano servire al potenziamento dei mezzi pubblici? Dove sono finiti i soldi?

Godetevi questa giornata senz’auto: andate in giro, al parco, guardatevi intorno e riflettete. E’ un’occasione da non perdere…

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Nov16

Allarghiamo Milano?

milanoE così si è deciso di aumentare (ancora) l’indice di edificabilità di Milano, unica alternativa in realtà al rendere edificabili intere zone visto che di zone non edificabili, a Milano, non ce ne sono quasi più.

Questo significherà, essenzialmente, costruzioni più dense, più alloggi (per 700.000 cittadini, all’incirca), meno verde, meno vivibilità; secondo i politici anche molti più cittadini, ma consentitemi una considerazione: cosa ci fa pensare che la tendenza in atto da oltre trent’anni (ovvero proprio relativamente a questo periodo di edificazione selvaggia) e che ha visto calare il numero di cittadini da 1.700.000 a meno di 1.300.000, si inverta con questi nuovi interventi?
Mi si spiegherà, inoltre, a che scopo attirare ulteriori cittadini in una città che ha nell’inquinamento e nel traffico i suoi problemi maggiori, a costo di renderla ancora più invivibile di quanto già non lo sia (provate a cercare “ampi” spazi verdi a Milano…)

Non sarà mica che l’incremento dell’indice di edificabilità serve a far contenti agli immobiliaristi della zona, colpiti anche loro dalla crisi degli alloggi e dalla discesa del mercato delle case, già ampiamente ringraziati della propria fedeltà con i primi appalti per l’Expo? Nomi come Ligresti o Pirelli dicono niente, eh?

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Jul16

Ecologia e consumo responsabile

"Erba rigata" (su richiesta)L’ecologia sta diventando di moda. Forse è più una speranza che una constatazione della realtà, ma quando ieri mi sono trovato ad ascoltare una trasmissione legata ai motori che continuava a sottolineare la disponibilità o meno di motorizzazioni ecologiche o bi-fuel per tutti i modelli di cui si andava a parlare, non ho potuto che sentirmi ottimista: il più grande limite alla diffusione dell’ecologia infatti sta nel modo di pensare ed agire delle persone, nell’inerzia che accompagna la vita di tutti noi (e ovviamente io non mi esento da responsabilità).

Un primo passo avanti importante da fare è indubbiamente quello di cominciare a prestare attenzione a come consumiamo: dalle automobili, scegliendole a partire dai consumi ridotti per terminare con l’integrazione di alimentazioni alternative (scegliendo un’auto elettrica ad esempio), alle nostre case (intervenendo per migliorare l’efficienza energetica quando ci dovesse capitare di dover effettuare lavori di ristrutturazione), fino a giungere alla vita di tutti i giorni, inserendo tra i nostri parametri di scelta aspetti legati alla sostenibilità ed all’impatto sociale ed ambientale di ciò che usiamo ed acquistiamo (il nostro potere maggiore nell’ottica di cambiare anche il modo di produrre sta proprio nel potere d’acquisto).

Il più grosso problema, da questo punto di vista, è formativo: di prodotti ecologici, biologici e sostenibili ce ne sono tanti, ma noi consumatori non siamo consci di cosa sia realmente da considerare “buono” e cosa no nel mondo dei prodotti (il che è di suo una considerevole semplificazione, come ogni volta che si vuole discernere il “bene” dal “male”).
Certo, una “militanza” nei GAS (gruppi di acquisto solidale) aiuta a capire quali parametri adottare per discernere un prodotto ecologico e sostenibile da un prodotto che nonostante abbia un nome che comincia per “bio”, poi di biologico non ha davvero nulla (no, non c’è una legge che lo impedisce, e pensate che si farà presto? Libero mercato… ), ma non tutti hanno modo e tempo per seguire con sufficiente costanza questo genere di iniziative, e quindi si deve trovare qualcosa di diverso.
Ci vengono incontro, sotto questo profilo e fatte le debite eccezioni, alcune certificazioni la cui presenza sulla confezione che desideriamo acquistare può darci una indicazione definitiva della sua qualità, sostenibilità, ecologia (consideriamo sempre il fatto che certificare un prodotto costa, e l’assenza del bollino non ne pregiudica necessariamente la qualità). Di certificazioni ne esistono molte, moltissime, e non starò certo qui a citarle (neppure una, per non dare una falsa idea di priorità tra le certificazioni da verificare). Troverete online una certa quantità di materiale, ma dovrete cercarlo, perché la pappa pronta, in questo campo, non esiste (e non deve esistere!).

L’unico modo “definitivo” (come amano dire gli inglesi) per consumare responsabile, però, è ancora una volta legato all’uso della (poca) materia grigia che ci viene assegnata alla nascita e che tendiamo a cercare di usurare il meno possibile. Prendersi il tempo che serve mentre si fà la spesa, guardare al di là della confezione colorata del prodotto, leggerne la composizione, informarsi, documentarsi, capire, valutare, questo è l’unico vero modo per essere consumatori responsabili. Si sbaglierà le prime volte, ma d’altra parte chi non ha picchiato il culo cercando di imparare a camminare?

Usare la testa. In tutto ciò che si fà: nel voto come nella spesa. E’ qualcosa a cui siamo sempre meno abituati, e che invece è sempre più importante, soprattutto considerando che visto che non lo fanno “nei palazzi del potere”, non possiamo che farlo noi… All’inizio costa fatica, come avviare il vecchio motore della 500 ferma in garage da 10 anni, ma poi, passata la fumata ed i cigolii, tutto è più facile…

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Apr20

Quanto ci costa inquinare

... futuro... Nonostante quello che cerca di far credere qualcuno (non mi dilungherò sulla questione), il pianeta terra si sta scaldando, sconvolgendo il delicato equilibrio che ha consentito alla vita di prosperare. L’inquinamento è una delle principali cause (non certo l’unica) che portano a questo risultato, e proprio per lottare contro l’inquinamento (con particolare riferimento a quello da gas serra) è stato stilato il protocollo di Kyoto.

Quello che molti dei nostri concittadini non sanno, però, è che il protocollo è piuttosto stringente, soprattutto nei tempi (a ragion veduta). Alcuni risultati avrebbero dovuto essere già raggiunti all’inizio del 2008 e visto che il nostro paese non ha rispettato gli impegni presi, sta già pagando la salata multa prevista: 47,6 euro al secondo, oltre un miliardo e mezzo di euro l’anno: sul sito del Kyoto Club è a disposizione un contatore che mostra, in tempo reale, la situazione attuale del conteggio.

Tutto questo, ovviamente nel silenzio più totale dei mass media. Personalmente qualche cosa comincio a farla: riscaldamento di casa più basso e documentazione, essenzialmente. Ieri mattina ero (insieme ad altri soci del Lifos) a visitare la casa di Roberto Brambilla, a Concorezzo, realizzata all’insegna del basso impatto ambientale, nell’ambito dell’iniziativa “Impianti aperti” promossa dall’ISES Italia. Dire che è stato illuminante è riduttivo.

E’ ora di aprire gli occhi, cari concittadini…

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Mar12

Ecopass: ora cominciano a preoccuparsi

Traffico Avevo cominciato a sbraitare contro l’Ecopass il giorno della sua entrata in vigore. Avevo continuato facendo notare che non stava servendo a niente, dati alla mano. Ora, pare che se ne siano accorti anche in Comune, con Forza Italia preoccupata perché “l’obiettivo non è stato centrato”. L’assessore alla Mobilità Croci parla di un “assestamento previsto”, ma mi domando se sia intelligente spendere una barcata di soldi per ottenere, al netto dell’assestamento dichiarato dell’assessore Croci, una riduzione del traffico del 17% (l’8% appena fuori dai bastioni) e 19% del pm10 in meno (posto che comunque siamo abbondantemente fuori dalle norme imposte dell’Unione Europea) rispetto al periodo “pre-ecopass”, ma con un bell’incremento tra il 9 e l’11% rispetto a gennaio (facendo due conti, da qui a maggio siamo punto e a capo).

Tutto questo considerando che le multe “staccate” dall’entrata in vigore dell’Ecopass sono oltre 160 mila, 5000 al giorno (di cui pare una certa quantità da rivedere, perchè il sistema non distingue una “C” da una “G”, ma ora siamo in campagna elettorale…) e che tutti questi bei dati rincuoranti per i cittadini interessati ai propri polmoni si riferiscono a meno del 5% del territorio (comunale!) e che noi simpatici abitanti delle periferie abbiamo ottenuto solo e semplicemente aumento dello smog, del traffico e dei costi.

Ovviamente Croci ha subito trovato un capro espiatorio: «ormai oltre il 50% delle emissioni è causato dagli Euro 4 diesel, oggi esenti».  E ci mancava altro: le caldaie degli abitanti non emettono pm10! Non si poteva mica stanziare il totale del costo del progetto Ecopass per cambiarle tutte (a gratis probabilmente), e guadagnare anche in consumi energetici, vero?

Ad ogni buon conto, la sperimentazione (perché alla fine della fiera, di questo si tratta) si concluderà molto probabilmente entro giugno, visto che a maggio il Tar discuterà del ricorso presentato da oltre 1000 persone tra milanesi ed abitanti della provincia, che ne chiede proprio la sospensione. A quel punto voglio proprio vedere chi rimborserà i milanesi…

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Feb25

Una Milano fuori legge soffoca nello smog

Smog Meno di 2 mesi sono bastati alla “Milano dotata di ecopass” per esaurire i 35 giorni “bonus” di sforamenti dei livelli massimi di pm10 nell’aria concessi dall’Unione Europea. Sebbene la prima città italiana a passare le soglie sia stata Torino già alcuni giorni fa, Milano è da considerarsi, a partire da questa settimana, ufficialmente fuori legge.

Il bilancio dell’introduzione dell’ecopass, tanto criticato dal sottoscritto sin dai primi giorni, a due mesi di distanza dalla sua entrata in “produzione”, non può che prendere atto dei fatti: non serve a nulla.
Anzi, un’indagine dell’Osservatorio di Milano, che di inquinamento si occupa scientificamente, mette in luce come proprio l’iniziativa promossa dalla giunta Moratti si sia rivelata controproducente: a fronte di una riduzione del circolante all’interno della zona ecopass infatti, l’Osservatorio ha registrato un ancora maggiore aumento del traffico (sia nel numero di auto, sia nella lunghezza del percorso effettuato) nelle zone periferiche. Oltre al danno, i cittadini milanesi si beccano così pure la beffa: l’inquinamento aumenta, il parcheggio a ridosso dei capolinea della metropolitana e della zona ecopass si riduce, paghiamo l’iniqua tassa voluta dal sindaco e ci becchiamo pure l’aumento dell’inquinamento, visto che è tutto qui in periferia dove notoriamente vivono le classi meno abbienti.

Le proposte non mancano sin da buon principio: se si vuole incidere seriamente sul livello di inquinamento a Milano è necessario prima di tutto ridurre le fonti di inquinamento: caldaie a carbonella, impianti obsoleti, camion, e via dicendo: dopodiché è necessario agire con incisività in tutta la zona interessata dal problema, vale a dire la Regione intera (visto che la brianza ed il bresciano sono anche loro prossime allo sforamento dei limiti UE).

Purtroppo a volte il potere impone decisioni scomode per la propria notorietà. La Moratti pensava evidentemente, introducendo l’ecopass, di prendersi i demagogici meriti di aver “salvato Milano dalla morsa dell’inquinamento” con un provvedimento che non facesse infuriare i cittadini. Purtroppo, come ben insegna la questione tasse del governo Prodi, far del bene al Paese non aumenta la popolarità, e per aumentare la popolarità senza intaccare gli stili di vita scellerati non porta giovamento apprezzabile ai fini perseguiti.

Riflettano i milanesi su che schieramento politico votare alle prossime politiche anche alla luce di questi fatti…

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