Archive for January, 2010

Jan31

Aspirine per lottare contro il cancro?

Smog

Simone Ramella via Flickr

Oggi a Milano non si circola. Ma solo dalle 10 alle 18 (in modo da non ostacolare troppo il traffico evidentemente), nonostante il livello di pm10 si aggiri intorno dal doppio del consentito da oltre 17 giorni (sui 365 giorni dell’anno, non dovrebbe essere superato per oltre 35 volte, facciamo un po’ i conti…). La (risibile) decisione è stata presa in settimana (altro che misure strutturali) dal sindaco Moratti. Venerdì una riunione con i sindaci dell’hinterland milanese ha scongiurato un (inutile) blocco di tutta la provincia, riportando il problema alla sua vera natura, ovvero ad una organicità e criticità che vanno affrontate con interventi coordinati e ragionati a livello quantomeno provinciale, se non addirittura regionale (e nazionale).

Il blocco di quest’oggi a Milano aiuterà forse il pm10 a scendere di qualche decina di punti, avvicinandolo al limite: già in serata, quando la circolazione delle auto riprenderà, il livello tornerà esattamente quello di prima (il pm10 non sparisce, si deposita, e le auto che viaggiano lo smuovono, riportandolo in aria) riprendendo a peggiorare.

Il Comune di Milano, negli ultimi tempi, aveva cercato di minimizzare dicendo che da un lato si attendeva la pioggia (…), dall’altro era inutile il blocco del traffico (che ora però hanno imposto) e che le misure strutturali erano già in essere: l’Ecopass (che ricordo copre il 4% circa del territorio comunale milanese, il centro storico, naturalmente meno frequentato di circonvallazioni e grandi vie di scorrimento).

Nel frattempo, per andare da Cinisello Balsamo a Rogoredo impiego 1 ora e 30 di mezzi pubblici (e sono fortunato, perché ho un tram che parte quasi davanti a casa ed arriva direttamente alla metropolitana gialla che mi porta a Rogoredo), per arrivare all’aeroporto cittadino (Malpensa) ci vogliono oltre 2 ore di mezzi. Ma i provendi dell’Ecopass non dovevano servire al potenziamento dei mezzi pubblici? Dove sono finiti i soldi?

Godetevi questa giornata senz’auto: andate in giro, al parco, guardatevi intorno e riflettete. E’ un’occasione da non perdere…

Tags: , , , , ,

Jan30

Un gigantesco eliporto al Parco Nord

Parco Nord Milano

fabbiosilent via Flickr

Ieri sera sono stato all’assemblea pubblica “per il Parco Nord e contro il progetto dell’eliporto” indetta presso Villa Ghirlanda, a Cinisello Balsamo. Un’assemblea analoga era stata precedentemente organizzata a Bresso ed a Cormano, un’altra si terrà venerdì 5 a Milano Bicocca. Molte cose sul progetto mi sono più chiare, in seguito all’assemblea e voglio dare il mio pur piccolo contributo scrivendo una breve spiegazione di quanto sta accadendo, a beneficio (chissà) di quei pochi abitanti del Nord Milano che leggono queste misere pagine.

L’idea di fondo del progetto, portato avanti a braccetto dal Ministero dei Trasporti, da un’azienda costruttrice di eliporti ed un’industria specializzata in elicotteri, è quella di utilizzare l’area dell’attuale aeroporto sito all’interno del Parco Nord (attualmente poco più di 80 ettari di superficie) per costruire uno scalo elicotteristico di dimensioni notevoli (quello che in gergo tecnico viene definito “eliporto codificato”), con lo scopo di farne lo scalo logistico di un complesso di elisuperfici (su Milano ne sarebbero previste ben 55) che servirebbe non solo la regione Lombardia, ma tutto il nord Italia: si prevede un traffico di oltre 200 decolli giornalieri sin da subito, con un potenzialmente delle infrastrutture di comunicazione che dovrebbero consentire la ricezione delle svariate migliaia di passeggeri che vi saranno caricati.
In una seconda fase, inoltre, l’uso di “aeroconvertibili” (aerei cioè in grado di decollare verticalmente come un elicottero), consentirebbe un’ulteriore espansione della portata dei velivoli di stanza all’eliporto di Bresso (oltre i 1000 km di gittata), consentendo di servire anche buona parte delle principali capitali europee, con un naturale ulteriore aumento del numero di passeggeri.

Inutile dire come un progetto di tale portata sia assolutamente incompatibile non solo con un’area così densamente abitata ed urbanizzata come quella dei comuni di Cinisello Balsamo e Bresso (che da soli accolgono oltre 100.000 abitanti), ma in particolar modo il più grande “parco metropolitano” d’Europa, il Parco Nord, la cui flora e fauna risentirebbero in modo drammatico dell’attuazione di un simile (scellerato) progetto.

L’istanza d’incompatibilità tra l’attuale aeroporto, il parco ed i comuni limitrofi è stata per altro più volte sancita da documenti siglati sia dai comuni stessi che da Provincia di Milano e Regione Lombardia: l’intento è sempre stato quello di tentare di trovare una diversa collocazione per l’attuale aeroporto, e di fronte all’oggettiva mancanza di alternative praticabili, di ridurre la dimensione dello stesso dagli attuali 80 ettari a 55 ettari. In questi 55 ettari, il progetto vorrebbe collocare non solo l’attuale aeroclub, la sede regionale della protezione civile, l’elisoccorso ed il servizio del 118 (che già si trovano sull’area), ma vorrebbe anche costruire le strutture di manutenzione, le cisterne per il carburante ed ovviamente l’elistazione preposta al traffico passeggeri e commerciale: l’equivalente in cemento, parlando per paragoni, di 8 palazzi di 10 piani.

E’ assolutamente necessario trovare le forze e la determinazione per opporsi in modo massiccio e fermo alla realizzazione di questo obrobrio sul territorio del Parco Nord, frutto di 30 anni di lotte e sudore dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni locali. Soprattutto perché una reale e valida alternativa alla costruzione dell’eliporto codificato su questo territorio esiste ed è immediatamente praticabile: fatta l’eccezione degli interessi commerciali di SEA (la società che possiede gli aeroporti di Malpensa e Linate) e quindi del Comune di Milano (che ne possiede un’ampia maggioranza), l’aeroporto di Linate è già attrezzato e logisticamente pronto a ricevere un simile traffico aereo; sarebbe sufficiente costruire e/o potenziare la rete di collegamenti con l’aeroporto per risolvere il problema creando un impatto ambientale ridotto ai minimi termini.

Peccato che probabilmente costruire un nuovo eliporto al Parco Nord frutterebbe molti più soldi in appalti ed investimenti che non utilizzare un’area già pronta ad accogliere un simile mostro… ed il PIL sale…

Tags: , , , , , ,

Jan29

Dare e avere

Termini Imerese

joegambale via Flickr

Fiat vuole chiudere Termini Imerese (e non solo), vuole spostare la produzione all’estero (pur continuando a vendere senza restrizioni in Italia), licenziare migliaia di lavoratori italiani fregandosene delle responsabilità sociali che un’impresa di queste dimensioni inevitabilmente ha (e non parlo solo dell’indotto). Non è certo la prima volta che lo minaccia ed in ogni caso i tagli negli ultimi anni sono stati ingenti. Stavolta però la minaccia è stata decisamente più forte: proprio mentre venivano distribuiti dividendi record agli azionisti, Fiat annunciava il blocco della produzione per 14 giorni e il ricorso alla cassa integrazione straordinaria (che non è quindi pagata da Fiat, ma dallo stato, da me, da voi) per i dipendenti degli stabilimenti di Mirafiori, Termini Imerese, Sevel, Melfi, Cassino e Pomigliano d’Arco.
Nonostante questo, il Governo italiano (di ogni colore politico) ha sempre elargito a mani basse incentivi ed aiuti alla Fabbrica Italiana Automobili Torino, e sono già stati stanziati i fondi per gli incentivi al mercato dell’auto per l’annata 2010. Verrebbe da chiedersi come sia possibile tutto questo, se solo fossimo meno avvezzi al mal governo del nostro paese…

Presto detto: l’Italia elargisce aiuti ed incentivi senza pretendere nulla in cambio da chi questi aiuti li riceve. Niente abbassamento forzato degli inquinanti, niente investimenti in ricerca, niente mantenimento dei livelli occupazionali. Miliardi di euro “regalati” all’industria dell’auto (e quindi in particolar modo a Fiat, che in Italia rappresenta una importante quota di mercato) senza alcun ritorno se non in termini di aumento del PIL (anche il terremoto in Abruzzo ha portato un aumento del PIL). Lo stesso è successo con le banche, lo stesso è accaduto per anni con Alitalia.

Troppo comodo così… restituite tutto, poi andate un po’ dove [c] volete…

Tags: , , , , , ,

Jan25

La vittoria di Vendola non è una sconfitta del PD

Nichi Vendola

Sinistra e Libertà via Flickr

Leggo sui giornali (online e non) che il Partito Democratico esce “sconfitto” dal risultato delle primarie pugliesi, che hanno visto un plebiscito (si parla di un dato finale vicino al 73%) per Nichi Vendola.
Questa visione di quanto accaduto in Puglia ieri mi trova profondamente in disaccordo. Innanzi tutto perché (come ho già avuto modo di dire) ritengo che l’essere capaci di appoggiare un candidato esterno al partito sia un importante segno di maturità. Scegliere un candidato sulla base di valori meritocratici e non sulla base della sfumatura di colore politico che si rappresenta non sarà nelle corde dell’attuale direzione del partito (che si vorrebbe a vocazione maggioritaria ma senza aver chiaro in mente come raggiungere il risultato), ma l’ampia partecipazione alle elezioni primarie (oltre 250.000 persone si sono messe in coda, al freddo, per votare) dimostra come sia invece nelle corde della base, del popolo del Partito Democratico, di coloro che si sentono sempre meno rappresentati da un partito che si voleva nuovo ed innovativo,  ed invece si ritrova oberato da pesanti retaggi e vincoli, diviso in se stesso (prima tra ex partiti, ora tra “mozioni”), incapace di trovare una linea efficace sia in tema di proposte sia nel ruolo di opposizione ad un governo che ormai fa il bello e (soprattutto) cattivo tempo.

Chi esce veramente sconfitto da questo risultato è la “classe politica”: sconfitta prima di tutto perché il “risultato popolare” ha radicalmente sconfessato un’alleanza praticamente già fatta con l’UDC, risultato di una “statica somma di consensi”, visione che sarebbe bene che il Partito Democratico superasse (gli altri facciano un po’ quello che vogliono). Sconfitta poi perché alle primarie si è giunti dopo innumerevoli richieste e tentennamenti, quando ormai si era con l’acqua alla gola (e questo nonostante l’istituzione delle primarie sia sancita addirittura dallo statuto del Partito come un mezzo chiave dell’attività del partito): in altri posti (come la Lombardia) il ricorso alle primarie è stato evitato con determinazione, nonostante avrebbe consentito di dare una maggiore “spinta” a Penati (e ne avrebbe davvero bisogno…).

Ora è importante che il segnale arrivi forte e chiaro alla dirigenza: il popolo del Partito Democratico ha deciso di essere più politicamente coerente del proprio “establishment” e sarà bene che questo si adatti alla nuova condizione democraticamente imposta; Vendola va appoggiato e sostenuto senza eccezioni e con il vigore che serve, perché in Puglia si deve vincere.

Tags: , , , , ,

Jan17

Un vaccino per l’idiozia

Siringa

Nicola Bavaro via Flickr

I numeri che vengono pubblicati in questi giorni sulla questione del flop del vaccino per l’Influenza A parlerebbero da soli, se solo gli italiani leggessero usando la testa.

Nonostante gli allarmismi dei mass media (e dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, sulla cui avventatezza nel proclamare il massimo stato di rischio si è già abbondantemente detto su queste pagine), il virus in Italia ha colpito poco e con virulenza e ferocia drasticamente ridimensionate rispetto a quanto si era paventato. Naturalmente questo minor contagio ha portato ad un minor ricorso al vaccino: non appena i medici si sono resi conto della reale consistenza dell’allerta, si è cominciato a comprendere quanto il ricorso al vaccino potesse essere circoscritto alle sole persone a rischio (anziani e bambini piccoli) come del resto accade ogni anno con l’abituale pandemia influenzale (e quindi con cifre e stime note e sostanzialmente invariate da diversi anni).

Lo Stato italiano (nella fattispecie, credo, il Ministero per la Salute) aveva inoltre avuto accesso, grazie agli accordi internazionali, ai primi dati epidemiologici non solo di stati come il Messico o gli Stati Uniti (colpiti nella prima fase e dotati di una sanità per varie ragioni strutturalmente diversa dalla nostra), ma anche di paesi come la Spagna o l’Inghilterra che hanno riscontrato focolai di influenza A ben prima di noi: un paese ben governato avrebbe stimato il numero di dosi di vaccino necessarie sulla base di queste vitali informazioni.

Invece l’Italia ha acquistato 24 milioni di dosi di vaccino. Vorrei soffermarmi un secondo a farvi ragionare su questa cifra, perché ogni tanto i numeri diventano improvvisamente “impersonali” (come accade con le vittime civili delle guerre, per intenderci): la popolazione italiana, all’ultimo censimento del 31/07/2009, ammonta a 60.231.214 abitanti. Acquistare ventiquattro milioni di dosi di vaccino significa prevedere di vaccinare (attenzione, “vaccinare” non “curare”) oltre il 40% della popolazione complessiva italiana! E tutto questo entro 12 mesi (visto che questa è la durata del vaccino). Considerate inoltre che anche supponendo di impegnare i medici 24 ore su 24, per 365 giorni, avremmo dovuto vaccinare oltre 65700 persone al giorno, cifre folli che solamente chi conosce la sanità italiana è in grado di comprendere appieno, probabilmente.

Viene quindi naturale chiedersi non solo “perché così tante dosi rispetto alla popolazione”, ma anche “perché tutte insieme”, sapendo che la durata dell’efficacia del prodotto acquistato è di 12 mesi? Per caso Novartis aveva intenzione di fermare la produzione del vaccino, una volta cominciate le campagne di vaccinazione, impedendoci così di acquistarne una seconda partita sulla base dei dati di accesso al vaccino che sarebbero emerse durante la prima fase della campagna?

E già qui ci sarebbe da chiudere il browser disgustati. Ma aspettate ancora un attimo, il bello deve ancora venire: delle 24.000.000 di dosi di vaccino acquistate, solo 10.000.000 sono state effettivamente ritirate. E di queste, poco più di 850.000 sono effettivamente state utilizzate (e vorrei sottolineare come 850.000 sia circa il 3,5% del totale). Eppure, lo scontrino che Novartis andrà a presentare allo Stato Italiano (e quindi alle tasche dei contribuenti) riguarderà tutta la partita di 24.000.000 di dosi. Sette euro a dose, 168.000.000 di euro. L’intervento del Governo Italiano contro la crisi economica, quantifichiamolo…

E tutto questo, per Novartis, senza assunzione di alcuna responsabilità: scopriamo infatti sul contratto recentemente pubblicato in rete (nonostante in prima istanza mi fosse parso di capire essere coperto da segreto di stato), il Ministero non ha praticamente inserito clausule a sfavore Novartis (come invece è uso e costume nei contratti tra due parti, in cui ognuna si accolla usualmente la propria metà degli obblighi), arrivando persino a dichiarare Novartis immune da eventuali richieste di risarcimento nel caso in cui il vaccino dovesse provocare danni alle persone a cui viene iniettato (questione spinosa che vede numerose cause aperte in altri paesi europei).

Supponiamo anche che ora il Ministero riesca ad “estorcere” a Novartis il pagamento delle sole 10.000.000 di dosi effettivamente ritirate, ci troveremmo comunque a dover scucire 70.000.000 di euro dei soldi duramente guadagnati durante questo difficile anno di crisi economica. Ci sarebbe da prendere a calci nel didietro coloro che si sono resi artefici di cotanto spreco e costringerli a pagare di tasca loro quei quattrini fino all’ultimo centesimo, se non scoprissimo (o sapevamo già, a dire il vero) che la direttrice generale di Farmindustria è Enrica Giorgetti, la moglie del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Sacconi… c’è gente che per molto meno, recentemente, ha perso la poltrona, in Inghilterra…

Tags: , , , , , ,

Jan7

L’esame di maturità del Partito Democratico

Emma Bonino

Le Elezioni Regionali saranno per il Partito Democratico una sorta di esame di maturità. Dopo la scelta di Bersani di addolcire” la “vocazione maggioritaria” del partito (che non significa che non freghi niente di avere la maggioranza, ma di tollerare delle alleanze per giungere al risultato), questa tornata elettorale dovrà sancire la capacità del Partito di scegliere responsabilmente i propri candidati, anche alla luce proprio delle alleanze in essere.

Dopo la scelta “imposta” (alla base ed agli alleati) di Penati per la Regione Lombardia e la partita (ancora tutta aperta) con Vendola in Puglia (dove non capisco il perché di un rifiuto dello strumento delle primarie, in altre occasioni osannato), in queste ultime ore un nuovo caso va delineandosi: la Regione Lazio. Dopo lo scandalo Marrazzo (continuo a non capire perché non lo si possa proporre candidato, visto che ha lavorato piuttosto bene), tutto è nelle mani del “mandato esplorativo” di Zingaretti: se non sarà possibile trovare un altro candidato di rilievo nazionale, il Partito Democratico si troverà nel dover scegliere se appoggiare la candidatura (di indubbio spessore) della Bonino (che precluderebbe l’alleanza con l’UDC di Casini, che ha già annunciato l’appoggio alla candidata del PDL Poverini, nell’eventualità il PD scegliesse questa strada), o proporre una propria cadidatura (circola il nome della Binetti, che nel pieno spirito di unità del partito avrebbe già minacciato di lasciare il partito nel caso in cui il partito optasse per il sostegno alla Bonino) che possa maggiormente compiacere gli alleati di centro.

Onestamente trovo pesante il ricatto della Binetti (ma la mia personale contrapposizione con la teodem non nasce certo da qui), e sebbene mi renda conto che il’6% (stimato) dell’elettorato che l’UDC rappresenta possa fare gola (ed essere poi l’ago della bilancia), credo che il Partito Democratico debba scegliere sulla base dei propri valori e non sulla base della convenienza delle alleanze. Se il valore è “governare”, allora ben vengano la Binetti e l’UDC; se il valore è “fare bene” (e questo implica il non essere ricattabili da chi, come accaduto per il Governo Prodi, pesa poco e pretende molto), allora deve essere valutata seriamente l’opzione dell’appoggio politico alla Bonino, considerando tra l’altro che per l’UDC, schierarsi con il PDL significherebbe (stando ai dati dei sondaggi elettorali) perdere un 2% secco di voti…

Per il Partito Democratico sarebbe inoltre un ulteriore segno di maturità proprio la capacità di saper appoggiare un candidato esterno al proprio organico (vale lo stesso per Vendola in Puglia, per altro), che segnerebbe il significativo passaggio da una logica di potere ad un impegno per far bene.

Purtroppo il tempo stringe: l’esame di maturità si avvicina e si sta ancora studiando….

Tags: , , , ,

Next Page »