• Privacy, conseguenze dell’ignoranza diffusa

    by  • 18/02/2009 • General • 0 Comments

    jenny downing via Flickr

    jenny downing via Flickr

    Il tema della privacy comincia ad essere trattato, qua e la, in giro per la rete. Ogni tanto, magari in occasione di qualche “buco”, capita anche che ne parlino le testate giornalistiche maggiori (come è successo qualche giorno fà con la questione legata alle nuove “condizioni d’uso” di Facebook.

    Eccezion fatta per questi sporadici e fortuiti casi, però, il problema di fondo rimane ed è quello della completa assenza di una “cultura della privacy” (ed è un problema che non riguarda la sola Italia): se gli utenti si interessassero della loro privacy, della Data Retention e di tutte le altre questioni che ruotano intorno a questo delicato tema, trovereste forse qualcuno che di fronte all’annuncio della nuova rete unificata di sorveglianza milanese risponderebbe “non ho niente da nascondere”? O pensate piuttosto che Facebook ci avrebbe pensato due volte, prima di cambiare unilateralmente e senza dare adeguate spiegazioni le sue “condizioni d’uso”?

    Il problema principale, d’altra parte, non stà nel fatto che vengano lasciate online, dagli utenti, loro informazioni più o meno private e personali: il vero cuore della questione è che ne sono assolutamente all’oscuro; non c’è percezione del valore delle informazioni che consegnamo in giro per la rete e la più ovvia e logica conseguenza di ciò è che ci lasciamo abbindolare dal primo che passa, salvo poi urlare e strepitare (al limite riportando belantemente quanto scritto da altri) nel momento in cui ci rendiamo conto di essere stati fregati, di aver concesso troppo.

    Purtroppo prima o poi il caso esploderà seriamente, arrivando (magari con qualche secondo fine) all’attenzione della nostra inetta e profondamente ignorante (specchio d’altra parte della società in cui viviamo) classe politica; a quel punto, come quasi sempre accade, la questione verrà affrontata e “risolta” malamente, con il “proibizionismo”. D’altra parte così come capitato con il Decreto Pisanu e le reti wireless, o con la questione del copyright e del peer-to-peer, è molto semplice vietare un progresso tecnologico che cercare di comprenderlo, gestirlo e guidarlo…

    About

    I'm a curious person, that's says almost everything about me: I usually hack with computers (which I got to be my job, actually), but I'm interested in a vast variety of things, from motorbikes to scuba-diving, from politics to space discovery.

    Leave a Reply

    Your email address will not be published. Required fields are marked *