Giacomo Rizzo

E dal fumo uscirono le cavallette…
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Jan23

Fabrizio De André – Canzone di maggio

Foto di Auro, via Flickr

Foto di Auro, via Flickr

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c’eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le “verità” della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credente ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Tags: 1968, canzoni, Fabrizio De André, politica

Posted in General by alt-os at 23:38 | 2 Comments »

2 Comments so far

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  1. Osoloco says:
    24/1/2009 at 05:24

    Ricordi, no non del ’68 troppo piccolo allora, ma De Andre’ di ricordi me ne scatena tanti.

    Le poesie di certi testi, le musiche che la PFM porto ai suoi concerti, i testi da Lui tradotti e cantati (attenti al gorilla una tra tante) ma vedo che citi il De Andre’ più politico e allora l’album “Ti consiglio Storie di un impiegato” nel caso posso prestartelo, sperando che ascoltare canzoni come “il bombarolo” non sia già reato…

    Reply
  2. giovanni says:
    25/1/2009 at 11:47

    Celebrazioni di De Andrè. Ottimo, le merita, ce le meritiamo.
    Pratcamente tutte splendide canzoni, a partire dai testi.
    Ho visto il ’68 da bambino, il tragico ’77 da post-universitario: due meditazioni:
    1) la canzone più trasgressiva di De Andrè, quella che a tutt’oggi nessuno ha il coraggio di passare in radio parte con ‘Carlo Martello ritorna dalla guerra …’
    Dico la più trasgressiva perché ancora oggi il sesso fa paura (o forse perché ricorderebbe – guerra e trionfi a parte – mr B?)
    2) De Andrè (per fortuna ricco di famiglia – ecco che qualchevolta i soldi sono in mano alle persone giuste – è stato sempre coerente, fino alla fine. Purtroppo di moltissimi sessantottini non si può dire certo lo stesso: quindi la canzone che citi è bella, Giacomo, ma molto amara e mi ricorda un’altra, ex-post, di un altro grande (Gaber – La mia generazione ha fallito).

    Ciao – Giovanni

    Reply
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