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Feb7

Ci muoviamo?

Il progetto di legge sulla Politica del Software in Regione Lombardia langue ignorato ormai da lungo tempo sul tavolo di qualche politico più o meno influente in Via Fabio Filzi a Milano.

I motivi del suo languire sono molti (e molti è meglio che siano taciuti, per non incorrere in denunce), ma in parte era previsto. Ora però, è venuto il momento di cercare di dare una smossa alla questione, e la prima mossa viene proprio dai partecipanti al tavolo: ci siamo trovati settimana scorsa e concordato il testo dell’appello, che ora invitiamo i cittadini lombardi sensibili all’argomento del software opensource, dei formati aperti e degli standard, a firmare.

Il progetto di legge presentato, non vuole accordare un privilegio al software opensource nella Pubblica Amministrazione lombarda, ma chiedere che sia equiparato al software proprietario, ponendo un accento importante su accessibilità, apertura dei formati e rispetto degli standard.

E’ importante che ci sia della mobilitazione su questo argomento, quindi forza. Cliccare, bloggare, spammare! :P

http://www.marcellosaponaro.it/appelli/index.php?ade_id_app=4

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May17

FLOSS nella Pubblica amministrazione? Qualcuno si lamenta…

Negli ultimi mesi, per conto dell’Associazione Culturale OpenLabs, sono stato impegnato nelle discussioni del “Tavolo di lavoro sulla politica del software“, in Regione Lombardia. Obiettivo del gruppo di lavoro la produzione di un progetto di legge (ispirato ad alcuni già esistenti, inutile inventare la ruota ogni due per tre) che consentisse il libero mercato nel mondo del software per la pubblica amministrazione.

Questo significa essenzialmente far presente, tramite un PDL, la necessità di utilizzare formati aperti e di segnalare alcuni aspetti interessanti (soprattutto nella pubblica amministrazione) del software libero che non si presentano invece nel mondo del software proprietario. Non una legge “per il software libero”, anche se vista l’attuale situazione della politica del software in Italia, potremmo anche definirla “legge pro software libero” in quanto gli riconosce gli stessi diritti del software proprietario.

A questo tavolo di lavoro erano presenti numerose aziende, grandi (molto grandi) e piccole, c’erano aziende che facevano lobby (Microsoft, ad esempio), c’erano liberi professionisti, rappresentanti di realtà associative come OpenLabs, il PLIO o la Free Software Foundation.

Il lavoro del gruppo, in questa prima fase, è praticamente terminato (si concluderà ufficialmente martedi 22 maggio, alle ore 11:00 con la conferenza stampa in Via Fabio Filzi, Milano), ma proprio l’altro ieri leggevo su Punto Informatico un articolo che riporta dichiarazioni davvero poco edificanti per le imprese IT del Bel Paese.

Pare che le imprese italiane dell’ICT comincino a sentirsi “sotto pressione” per via di questo martellamento mediatico sull’opensource (strano, io invece dico che non se ne parli a sufficienza…). In una nota, Aitech-Assinform fa presente come il FLOSS sia solo una delle tante possibilità delle quali la Pubblica Amministrazione si può avvalere nel campo del software, e del come essa debba scegliere in base a considerazioni di tipo tecnico, applicativo e strategico, e non facendosi influenzare da scelte ideologiche.

Evidentemente Aitech-Assinform non ha letto le proposte di legge, altrimenti si renderebbe conto della castroneria dichiarata, ed evidentemente si fa carico di una paura diffusa (si dice “cacarsi sotto”) delle aziende produttrici di software proprietario (scrivo una volta e poi vendo per l’eternità, facendo lock-in sul cliente) nei confronti di software di qualità, disponibile spesso a costi inferiori, e soprattutto liberamente distribuibile.

Che prezzo “non idiologico” ha la scelta di una pubblica amministrazione che dice “distribuisco i miei documenti nell’unico attuale formato documentale standard ISO e se per caso i miei cittadini non fossero in possesso di un software per leggerli, regalo loro un’intera suite per l’ufficio, completamente localizzata in italiano ed interoperabile con gli altri formati”? O che risparmia un milione di euro di licenze software nell’ambito della scuola, preziosa risorsa da investire per migliorare in altri aspetti?

Aitech-Assinform ha deciso di ribadire quello che chiedono le aziende ed associazioni contro le quali vorrebbe scagliarsi, ma ancora non lo sa. Qualcuno glielo faccia notare…

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Mar2

Mi chiedo se capiranno mai…

La notizia riportata questa mattina da Punto Informatico non è certo una di quelle che destano scalpore, per coloro che seguono con un minimo di continuità le vicende legate al software in ambito europeo. La Commissione Europea si è piu volte pronunciata in materia di concorrenza nei confronti di Microsoft, e questo non è che l’ultimo (in ordine temporale, non in assoluto) step di un lungo cammino che è cominciato nell’ormai lontano 2004.

Stavolta a Microsoft viene contestato il non aver rispettato le indicazioni già date dalla Comunità Europea, secondo le quali i protocolli che Microsoft sottopone (negli USA) a brevetto e per l’uso dei quali richiede il pagamento di una licenza, non sono sufficientemente innovativi da poter prevedere questo genere di retribuzione.

La risposta di Microsoft, già allora, fu la presentazione di una documentazione di 1500 pagine. Questo mi ricorda da vicino la richiesta di standardizzazione del formato OpenXML (Open per modo di dire), della modesta dimensione di 6000 pagine (come riportatoci da Leon Shiman, consulente del governo del Massachusetts, nell’ambito dell’incontro “Milano chiama Boston“. Sembra diventare un’abitudine standard da parte di Microsoft, quella di proporre una voluminosa documentazione all’ultimo minuto. Anche io, nel mio piccolo, mi sono imbattuto in questo atteggiamento del “braccio politico” di Redmond. Ora la mia domanda è: perchè? Pensano forse che nessuno si prenda la briga di leggere il malloppo, e tralasci, avvallando? Forse non si sono resi conto che i tempi sono cambiati…

Colgo inoltre l’occasione di questo post, per esporre un ulteriore considerazione. Ho acquistato il numero di Marzo della rivista “PcWorld” in quanto vi ci trovo il primo articolo da me scritto a nome di OpenLabs (il tema è quello di Drupal-5.0) nell’ambito di una collaborazione tra l’Associazione e la rivista, e ci ho trovato la solita campagna pubblicitaria “Get the Facts” (che ormai da tempo ci assilla) in cui Microsoft annuncia come la Borsa di Londra abbia scelto Windows 2003 Server per i propri sistemi. Niente da ridire sulla scelta, comprendo perfettamente le ragioni esposte dal responsabile nell’articolo riportato dalla pubblicità, ma mi chiedo quanto Microsoft abbia taciuto del reale rapporto di cui lo stralcio viene riportato. Novell ha infatti mostrato come la pubblicità citata sia di fatto ingannevole. Perchè non interviene qualcuno? Non chiedo che Microsoft non faccia pubblicità ai propri prodotti, ci mancherebbe altro. Ma quantomeno bisogna essere leali.

D’altra parte, il fatto che la Commissione stessa annunci che è di fatto la prima volta che si trova di fronte ad un’azienda che non rispetta le decisioni dell’AntiTrust europeo, la dice lunga in merito.

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Feb10

Quando “il diavolo” ti accarezza…

Nell’ambito dei lavori portati avanti per conto di OpenLabs dal sottoscritto, rientra la partecipazione al Tavolo regionale per il Software Libero. Il gruppo di lavoro, composto oltre che dall’Associazione che rappresento anche da numerosi attori importanti del panorama regionale e nazionale (quali IBM, Novell, OpenOffice.org, SUN, Alessandro Rubini, Milug, ASSOLI) e da alcuni esponenti politici di entrambi gli schieramenti) ha come obiettivo quello di varare un progetto di legge che favorisca l’adozione del software libero e dei formati aperti nella pubblica amministrazione regionale, in linea con quanto già accaduto in Friuli Venezia Giulia.

Proprio a partire dal PDL proposto in Friuli, si è discusso e lavorato ad emendamenti che potessero rispecchiare le numerose opinioni dei partecipanti al tavolo (“Quot capita, tot sententiae” come diceva il buon Terenzio).

Recentemente, ci era arrivata la richiesta di Microsoft(contemporaneamente a quella di Novell e SUN) di poter partecipare in qualità di osservatore al tavolo di lavoro. Nel piu pieno spirito collaborativo, e forse anche un po sorpresi dalle avance della casa di Redmond, abbiamo discusso e deciso di accettare di buon grado la proposta. All’ultima riunione quindi, abbiamo potuto ospitare Andrea Valboni in qualità di rappresentante di Microsoft presso il tavolo di lavoro, che si è dimostrato particolarmente positivo alle discussioni del tavolo, evitando pericolose affermazioni sull’argomento degli “standard aperti” che invece gli erano sfuggite qualche tempo prima nell’ambito del dibattito successivo ad un incontro organizzato dal tavolo di lavoro stesso con Leon Shiman.

Tutte le cose belle però, prima o poi devono finire. Ieri sera infatti, scadeva il termine per presentare gli emendamenti al PDL Friuli da applicare alla versione “lombarda”, in modo che rimanesse il tempo a tutti, in vista della conferenza stampa di presentazione di fine febbraio, per rileggere ed approvare quanto proposto, e Valboni ha ben pensato di inviare la proposta firmata Microsoft all’ultimo momento, pur avendola redatta almeno due giorni prima, come fatto notare sulla mailing-list di coordinamento.

Non che questo fosse un grave problema, ci mancherebbe altro, il problema sta nei contenuti. Dopo aver ridefinito nelle premesse il termine “software libero”, Valboni ha sostituito lungo tutto il testo del PDL i termini “standard aperti” e “protocolli aperti” con il termine “standard”, aggiungendo riferimenti al “pluralismo informatico” che evidentemente piacciono di piu del software libero a Redmond.

Naturalmente questo atteggiamento ha sollevato una ridda polemica sulla mailing-list del tavolo di lavoro, con numerose e praticamente unanimi condanne e proposte di rigetto (fatta l’eccezione di IBM che si è riservata qualche giorni di tempo per leggere gli emendamenti proposti da Valboni prima di pronunciarsi).

Quello però su cui volevo portare l’attenzione, è l’apparente assurdità di questo emendamento. Avendo avuto modo di vedere Valboni all’opera in altre occasioni e conoscendo l’attenzione che Microsoft porta verso il mondo del software libero (la “concorrenza”), la mossa di ieri sera mi pare davvero assurda.
Sono fermamente convinto che Valboni sappia perfettamente che non si tratta di un ufficio postale che al venerdi sera chiude i battenti e fino al lunedi mattina non c’è santo che tenga, il lavoro sta fuori dalla porta di casa, ne tantomeno credo che contasse sulla nostra disattenzione verso un player importante come quello da lui rappresentato.

Allora mi chiedo: sono/è impazziti/o, oppure c’è un secondo fine? Vogliono forse fare le vittime, in vista di pressioni da portare all’atto della discussione del PDL in Consiglio Regionale? Non trovo altre spiegazioni in materia, anche perchè potevano semplicemente non firmare il PDL, senza la necessità di mettere in piedi tutto questo teatrino… non capisco, e questo mi preoccupa… molto…

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Feb2

Il PLIO diventa associazione…

OpenOffice.org

Durante una conferenza che si terrà (oggi 2 febbraio) a Milano, in via F. Filzi 29 (sede della Regione, vicinanze stazione Cadorna) alle 11:45, il PLIO (Progetto Linguistico Italiano Openoffice.org) annuncerà la sua costituzione in Associazione di volontariato, cogliendo l’occasione per fornire il programma del 2007 ed alcuni dati freschi sulla penetrazione di OpenOffice.org nel mercato italiano.

Io sicuramente ci sarò, a rappresentare in qualche modo OpenLabs, in un appuntamento cosi importante per il Software Libero e l’OpenSource. Oltretutto gli amici del PLIO sono impegnati anche al tavolo di lavoro per l’adozione del FLOSS in Regione, quindi questo atto di presenza gli è quantomeno dovuto :).

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