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Jan29

Blogsfera: un passo indietro?

Sunset in Kenya Durante l’emergenza delle violenze in Myanmar, la blogsfera italiana si erse a paladina dell’informazione, con post ed approfondimenti, addirittura mobilitandosi con una serie di iniziative a sostegno dei cittadini birmani.
Sono passati un paio di mesi scarsi da quei tragici eventi, è già i blogger italiani sembrano aver fatto un deciso passo indietro, ripiombando nella quotidiana (e spesso polemica) routine.

Ci siamo già dimenticati del Myanmar, dove le violenze ed i soprusi non sono cessati, pur essendo oggi raccolti nel silenzio mediatico (e non è proprio a questo che, idealmente, i blogger dovrebbero sopperire?), mentre pochi o pochissimi scrivono della strage che sta avvenendo in Kenya, dove non solo gli elicotteri (notizia di oggi) sparano sulla folla, ma pare che le violenze siano in realtà stragi politicamente pianificate, al punto che si parla di compensi in denaro per bruciare case o uccidere civili: il risalto che quest’ultima abominevole notizia ha avuto in Italia è piuttosto scarso, e sulla blogsfera ancora peggio.

Questa non vuole essere una polemica “contro qualcosa o qualcuno”, ma solo il tentativo di comprendere quali dinamiche spingono i blogger (italiani e non) a muoversi con ardore in certi casi ed a farsi scivolare addosso le cose in altri.

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Nov30

La società internazionale che fà?

Secretary of Defense Rumsfeld and President Musharraf, 2002 by Helene C. Stikkel (020213-D-2987S-057 DOD) Il tema degli ultimi mesi, per chi non se ne fosse accorto, è quello della violenza e della repressione. A partire dal Myanmar, a fine settembre, quando stampa ed opinione pubblica si mobilitarono (insieme all’ONU tra l’altro) affinché la situazione tornasse sotto controllo, passando per il Pakistan dove la situazione non è certo paradisiaca, con il presidente e capo dell’esercito (fino a ieri) Musharraf ha sedato violentemente numerose proteste e supportato con la violenza (e chiudendo la bocca con gli arresti domiciliari alla maggior parte dei suoi avversari politici) la sua candidatura a presidente, terminando nelle Filippine con il tentato colpo di stato di ieri, il “virus” della violenza e della repressione sembra diffondersi con preoccupante rapidità.

La comunità internazionale, a parole impegnata dalla notte dei tempi per la difesa della democrazia (con tutti i dubbi che questa idea si porta dietro), della libertà d’espressione, al punto da intaccare in diversi casi anche il diritto di sovranità ed autodeterminazione dei popoli “oppressi”, come sta reagendo a questa situazione?

Dopo aver pesantemente attaccato verbalmente il Myanmar, minacciando sanzioni nel caso in cui la repressione avesse continuato sui toni dei giorni più caldi, si è lentamente defilata sotto le pressioni di Russia e Cina, lasciando cadere nel dimenticatoio, un po’ alla volta, la questione.
Ieri, di fronte al giuramento per il secondo mandato del presidente Musharraf, che nonostante abbia rinunciato alle cariche militari, non può certo vantarsi di aver vinto elezioni democratiche, si è levato un coro unanime di compiacimento ed auguri al “neoeletto” da parte dei vari capi di stato, a partire da quello degli Stati Uniti, George W. Bush, che ha espresso “fiducia” nei confronti di Musharraf.
A me pare onestamente una situazione un po’ assurda, ma d’altra parte il Pakistan è una pedina centrale nello scacchiere strategico statunitense della lotta al terronismo islamico (no, non è un lapsus), e pertanto deve essere appoggiato dalla comunità internazionale, che sia o meno una dittatura.

Il mondo si divide in “buoni” e “cattivi”, dove i “buoni” siamo noi, e tutti gli altri, sono “i cattivi”, da odiare e (possibilmente) combattere?

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Sep29

I giornalisti italiani…

Su segnalazione di uno dei partecipanti all’HackIT, ho appena acquistato una copia de “La Nazione”, noto quotidiano a diffusione nazionale. A pagina 26, sezione “Esteri”, possiamo leggere (riporto parte dell’articolo, a firma “Federico Cortesi”, per coloro che non volessero regalare 1 euro a questi …):

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Gli hacker: “il regime ha bloccato Internet diffondendo un virus inattaccabile”

[...]
Un hacker di 25 anni, che si fa chiamare ‘Faust’, abbiamo chiesto cosa sta succedendo nell’ex-Birmania.
“In questo momento storico stiamo subendo degli attacchi ai diritti umani in rete, ma la minaccia si pone in maniera assai differente da come si era posta nel passato, quando Internet era semplicemente controllato dallo Stato. Ora non è piu lo Stato ad avere il potere del controllo, sono i grandi privati, le telco e i produttori di software ad avere questo potere: Microsoft e Google in primis”
Si parla di nuovi e micidiali virus. Cosa sono e come funzionano?
“Dopo il 2006 è sorta una nuova generazione di attacchi: i virus hoax. Si tratta di virus in grado di non essere bloccati dagli anti-virus, sviluppati con delle tecnologie private. Cho li possiede ha l’equivalente di un’arma digitale. Il regime del Myanmar sta utilizzando uno di questi virus per impedire il funzionamento del computer a chi si interessa delle sue faccende. Insomma, il regime birmano ha capito che non poteva piu contenere la fuga di informazioni. E quindi ha reagito colpendo i computer di chi si interessa alle loro vicende. Censura attiva sarebbe il suo nome.”
Al momento attuale ci possono trovare dei rimedi?
“Oggi no, purtroppo. Questi virus fanno si che ora la Birmania è come se fosse all’epicentro di un’epidemia devastante: chi la “tocca” ne rimane infettato, informaticamente parlando. ‘Lulz’ è il nome che gli danno gli hacker: la minaccia dei prossimi anni”

Ora, io capisco tutto, le necessità dei giornalisti, l’ignoranza in questo campo, tutto quello che volete. Ma cercare “hoax” e “lulz” su Google (dico, Google) prima di mandare in stampa un giornale a diffusione nazionale è una cosa cosi inconcepibile? Il controllo delle fonti? Suvvia, un po’ di serietà…

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Sep27

Myanmar: è il turno dei reporter

La protesta contro il regime birmano che sta avendo luogo da ormai parecchi giorni a Myanmar, è ormai sulle prime pagine dei giornali da alcuni giorni. Nelle ultime ore però, nonostante le minacce di sanzioni arrivate congiuntamente sia dall’Unione Europea sia dagli Stati Uniti anche di fronte alle Nazioni Unite che invitava ieri sera alla “moderazione”, la repressione ha fatto un salto di qualità.

Sono cominciati gli arresti, i pestaggi, le retate. Si è cominciato a sparare, ad uccidere (si parla di 5 morti ieri, monaci, di un giornalista giapponese stanotte). Soprattutto, è iniziata una caccia all’uomo (il Traders Hotel di Yangon è stato perquisito stanza per stanza) nei confronti dei reporter, dei giornalisti, che stanno sventolando l’orrore della repressione sui media di tutto il mondo (perfino su quelli italiani!).

Gli arresti tra gli esponenti della Lega nazionale per la democrazia, che alcuni anni fa aveva vinto le elezioni presidenziali con Aung San Suu Kyi, leader del partito e da alcuni anni agli arresti domiciliari, dopo che la giunta militare aveva annullato il risultato delle elezioni, non si contano: questa notte è stato il turno del portavoce della leader ed un ex parlamentare.

Sono sempre stato favorevole all’auto-determinazione dei paesi, contrario all’interventismo che ha caratterizzato gli attacchi ad Afghanistan ed Iraq, contrario all’intervento militare con l’Iran. Ma quando viene negata dall’interno del paese stesso, con il sangue, la possibilità di auto-determinarsi, cosa si deve fare?

Le sanzioni internazionali possono portare a qualche tipo di giovamento in breve termine? Sono una pressione sufficiente? Una forza di mera interposizione, che protegga i manifestanti, quanto ci vorrebbe a paracadutarla a Yangon? Troppo, anche perchè è notizia degli ultimi minuti che l’intervento di Russia e Cina ha bloccato le sanzioni internazionali nei confronti dello stato asiatico. Spero che ora russi e cinesi dovranno rispondere di quanto accadrà in Myanmar davanti ai mass media internazionali… e che la blogsfera, da questo punto di vista, sia pesantemente presente, sia nel condannare quanto accade a Yangon, sia il comportamento di Russia e Cina, che per ragioni prettamente politico-strategiche mettono a repentaglio la vita di migliaia di persone in Myanmar…

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